Hunger Games: capitolo 21 (smontato) – parte 1/2

Bentornati, cari apprendisti. Mentre scrivevo la recensione sulla trilogia di Hunger Games (ricordo che nella scorsa recensione (che potete leggere QUI) ho parlato solo del primo romanzo), mi sono accorto che è impensabile evitare di fare un confronto tra Hunger Games e Battle Royale, viste la somiglianze tra le due opere. Ma è sorto un problema: io non ho mai letto Battle Royale. E questo è un problema non da poco. Ho dovuto, dunque, mettere “in pausa” la recensione e non potrò riprenderla finché non avrò letto Battle Royale. In realtà ho letto il manga tratto dal romanzo (che molti dicono essere assai fedele, anche perché è stato scritto a quattro mani con Takami, l’autore del romanzo) e non è affatto difficile reperire in streaming il film, ma per fare un confronto onesto devo proprio leggere il romanzo. Che non riesco a trovare, altro problema. C’est la vie. ^_^

Dunque, nella mia testolina canuta si era formata l’idea di un trittico di recensioni: la prima l’ho pubblicata, la seconda è in lavorazione, e questa che state leggendo è la terza. Ovvero un’analisi più dettagliata sulla scrittura della Collins. Era necessario? No, ma ho deciso di farlo perché è utile.

Mi sono accorto di non essere bravo a giudicare gli incipit (io inizio leggendo un libro con le migliori intenzioni (anche se può non sembrare) e mi sciroppo tutte le schifezze (nel caso sia scritto male, s’intende) che lo scrittore mi tira contro per le prime venti pagine senza lamentarmi (io stesso non sono capace di scrivere buoni incipit e provo una forte solidarietà verso chi, come me, ha questo problema)) quindi salto direttamente al capitolo 21. Esatto, fino laggiù. Potevo analizzare, che ne so, il secondo capitolo, ma ho preferito scegliere un momento più concitato, nel pieno delle vicende. Nel capitolo 21, infatti, ci troviamo nelle battute finali dei Giochi, i sopravvissuti sono pochi, Peeta è in condizioni critiche e gli Strateghi hanno riempito la Cornucopia di cose utili, invitando implicitamente i tributi a uno scontro diretto. Ho scelto proprio questo capitolo perché sono presenti momenti di riflessione, momenti descrittivi, momenti di tensione e momenti morti. Mi è sembrato il più completo. Inoltre è anche corto. Dunque il più adatto a essere sezionato.

Cominciamo:

Nelle ore che restano prima che cali la notte, raccolgo dei sassi e faccio del mio meglio per mimetizzare l’apertura della grotta. È un processo lento e faticoso, ma dopo molto lavoro e sudore sono abbastanza soddisfatta del mio risultato. La grotta adesso sembra far parte di un più grande cumulo di pietre, simile a molti altri lì vicino. Posso comunque strisciare fino a Peeta attraverso una piccola apertura, che però all’esterno non si nota.

Cominciano male. Come potete vedere la Collins è estremamente vaga quando parla: dice che Katniss ha mimetizzato la grotta ma non ci Mostra in che modo l’ha fatto, dice che Katniss è stanca ma non ci Mostra la sua stanchezza. Per fare un confronto:

Inarco la schiena. Le vertebre scrocchiano una dopo l’altra, a partire dalle scapole e poi giù fino ai reni. I muscoli si contraggono e fanno male. Sembra che mi abbiano presa a calci per tutto il pomeriggio. Ho passato decisamente troppo tempo chinata in avanti a raccogliere sassi. Devo ricordarmi di non farlo più. Asciugo i rivoli di sudore sulla fronte con il dorso tremante della mano mentre guardo il cumulo di pietre. Il mio “capolavoro”. Non riesco nemmeno a capire se sia venuto bene. Faccio fatica a tenere gli occhi aperti e la poca luce della luna non mi aiuta. Spero di sì, altrimenti siamo morti.
I sassi sul lato sinistro hanno ceduto e sono crollati di nuovo a terra. Stanno bene là, non li sistemo un’altra volta.
Getto i vestiti sudati sulla ghiaia e mi immergo nel ruscello, lavo via il sudore dalla faccia e il sangue dalla mani piene di graffi. Mi è pure saltata l’unghia dell’indice della mano destra. Tre ore di
manicure buttate. La carne scoperta è rossa e pulsante. E fa un male cane. Davvero un lavoraccio ingrato, spero solo che qualcuno a Capitol City abbia apprezzato i miei sforzi. Altrimenti andassero tutti a fanculo.
Chiudo gli occhi, mi giro. Tiro due lunghi respiri. Spero che sia venuto bene. Un altro respiro. Spero davvero che sia venuto bene. Apro gli occhi. Un cumulo di pietre. Un semplice cumulo di pietre, nulla più. Trattengo a stento un sorriso. Nessuno potrebbe capire che in realtà è una grotta e lì dentro c’è Peeta. Sono stata proprio brava. Peccato per quegli stupidi sassi a sinistra che non vogliono sapere di starsene su.

D’accordo, sono un cazzone, non dovrei mettermi a fare certe cose. Non scrivo più, lo prometto. Sappiate che l’ho fatto solo per poter fare un confronto! Ad ogni modo, non guardate il risultato finale, ma concentratevi piuttosto su quello che ho fatto: ho cercato di evitare il più possibile concetti generici come “faticoso” (termine generico, quindi Raccontato) e ho inserito dettagli concreti come “mal di schiena” (termine specifico, quindi Mostrato). Per dire che Katniss ha fatto un lavoro lungo ed estenuante ho detto che è madida di sudore e che ha le mani piene di graffi. In sostanza ho Mostrato la scena anziché Raccontarla. E conviene? Assolutamente sì! La mente umana tende a focalizzarsi più sui dettagli che non sui concetti. In pratica, dire “Luigi è morto” (Raccontato) è meno efficace che dire “Il cervello di Luigi è spalmato su una carta da parati gialla ed è colato giù fino al battiscopa tracciando sottili righe rosse” (Mostrato). Sono pronto a scommettere che neanche il più attento dei lettori si sarebbe ricordato della morte di Luigi a fine articolo se avessi solo scritto “Luigi è morto”. Al contrario, l’immagine del cervello di Luigi sulla carta da parati rimarrà per più tempo nella mente del lettore, forse anche ad articolo concluso. E questo è reso possibile grazie ai dettagli.

Torniamo al testo della Collins, tenendo a mente ciò che ho appena detto. Il pomeriggio passato da Katniss a sistemare la grotta: quanti di voi se ne ricordavano? Io, che ho letto il libro una prima volta e ho riletto diversi capitoli per cercarne uno adatto a essere smontato, non me ne ricordavo affatto. Per ben due volte me ne ero dimenticato. E ciò è male. Si può dire che uno scrittore abbia fatto un buon lavoro quando riesce a rendere memorabile una scena. E in questo caso la Collins non c’è riuscita. La Collins fallisce la maggior parte delle volte, in realtà, perché rileggendo parti a caso del romanzo mi sono accorto che buona parte delle scene erano nuove per me, come se le leggessi per la prima volta. La cosa è dovuta in gran parte al fatto che la mia memoria fa sempre più spesso cilecca e in parte all’eccessivo uso del Raccontato da parte della Collins. “Dunque convieve Mostrare ogni scena?” No, non sempre conviene farlo. Bisognerebbe valutare la scena caso per caso e decidere di conseguenza (ma generalmente se la scena è importante è giusto Mostrarla).

Ora facciamo un passo indietro. Rileggete la prima frase scritta dalla Collins nel paragrafo che ho citato. Fatto? Bene! La Collins, in quel passaggio, ha voluto riassumere l’intero pomeriggio di Katniss in una sola frase. Avete presente quando nella recensione su Hunger Games parlavo della tendenza della Collins a riassume gli eventi, cosa che fa sembrare la narrazione un film mandato avanti con il fast-forward? Ora avete appena letto cosa intendevo. “Ed è sbagliato ciò che ha fatto la Collins?” Sì, perché ha creato un passaggio asettico. Uno degli obbiettivi di uno scrittore è di immergere il più possibile il lettore nelle vicende. Lo scrivere al presente e in prima persona si presta bene a questo scopo perché permette un alto livello di coinvolgimento del lettore. Ma se uno scrittore non presta la dovuta attenzione alle scene e le liquida con poche parole creando passaggi che non coinvolgono, ovviamente l’obbiettivo di coinvolgere il lettore sfuma (e voi non prendete l’achievement su Steam). Come avete visto, in quella frase non ci sono rumori, sensazioni, pensieri, descrizioni, non c’è nulla. È un brutto passaggio asettico che ha il solo scopo di informare il lettore su cosa abbia fatto Katniss ma che non coinvolge minimamente il lettore.

Gli esperti (non io, io non lo sono, ma concordo con loro) in queste situazioni suggeriscono un salto temporale (e qui mi riallaccio al discorso sulla non necessità di Mostrare tutto). Dato che quella scena è la prima che appare all’inizio del capitolo e dato che l’interruzione fra due capitoli è considerata una pausa forte (una di quelle che permette grossi cambiamenti (dal passaggio di POV, ai flashback, ai salti avanti e indietro nel tempo)), sarebbe stato più opportuno far cominciare la scena di sera, con Katniss che ha già concluso il suo lavoro. Ed è quello che ho cercato di fare io. In questo modo lo scrittore non è costretto ad annoiare il lettore con dieci pagine di Mostrato di Katniss che cerca sassi e li sistema uno per uno per tutto il pomeriggio. Sarebbe un passaggio noiosissimo, tanto da scrivere quanto da leggere.

Dopo questo lunghissimo commento al solo primo mezzo paragrafo (più avanti sarò meno petulante, promesso), torno a quotare la Collins lì dove mi ero interrotto:

È un bene [Katniss si riferisce al fatto di aver lasciato una piccola apertura per poter entrare], perché stanotte avrò di nuovo bisogno di condividere il sacco a pelo. Inoltre, se non riuscirò a tornare dal festino, Peeta sarà sì nascosto, ma non completamente bloccato [nel senso che inizialmente pensavi di tumulare un ferito inabile in una grotta?]. Sebbene io dubiti che possa resistere molto a lungo, senza medicina. Se muoio al festino, è improbabile che il Distretto 12 abbia un vincitore.
Mangio i piccoli pesci pieni di spine che vivono in questa parte del torrente, riempio tutti i contenitori per l’acqua, la purifico e pulisco le mie armi. Mi rimangono nove frecce in tutto. Rifletto se lasciare il coltello a Peeta, in modo che abbia una qualche protezione mentre sono via, ma gli sarebbe del tutto inutile. Aveva ragione a pensare che il camuffamento era la sua ultima difesa. A me però il coltello può ancora servire. Chi lo sa in cosa mi imbatterò?

E torna il mio arcinemico giurato: il verbo “pensare”, di cui “riflettere” è sinonimo. Come ho già accennato in altre sedi, uno non può pensare il proprio pensiero, giusto? Uno pensa e basta. Quel “Rifletto” fa da intermediario lì dove non dovrebbe esserci nessuno, è un bruttissimo Raccontato che sbalza il lettore fuori dalla storia. La frase sarebbe più corretta (e meno “violenta”) se il dubbio di Katniss fosse esplicito anziché implicito, ovvero: “Se lascio il coltello a Peeta, gli sarà di qualche protezione mentre sono via?” In questo modo Katniss non ci dice che sta riflettendo ma la sentiamo farlo, che è meglio. Alla fine sono piccoli accorgimenti ma sono in grado di rendere migliore e più scorrevole un testo. Infatti nel primo caso (scritto dalla Collins, implicito e Raccontato) sembra che Katniss ci stia parlando e si ha la netta sensazione di ascoltare una storia più che di viverla, mentre nel secondo caso (esplicito e Mostrato) sembra di ascoltare direttamente i pensieri di Katniss e si ha la sensazione di essere nella sua testa, cosa che aumenta l’immedesimazione del lettore nel protagonista.

Segue paragrafo riflessivo, che secondo me è ben fatto, e lo riporto per intero per farvelo leggere (riporto solo questo a titolo di esempio, non farò altrettanto con tutti i pensieri di Katniss perché altrimenti questo articolo non finirebbe più (Katniss ha la sgradevole abitudine di pensare in continuazione)):

Di alcune cose sono abbastanza certa. Quando il festino inizierà, almeno Cato, Clove e Thresh saranno lì intorno. Ho dei dubbi su Faccia di Volpe, perché il confronto diretto non è il suo stile né il suo forte. È anche più piccola di me, e disarmata, a meno che non abbia recuperato un’arma di recente. Probabilmente si aggirerà da qualche parte nei dintorni, per vedere cosa può scovare. Ma gli altri tre… Avrò molto da fare. L’abilità nell’uccidere a distanza è la mia maggiore risorsa, ma so che dovrò gettarmi nella mischia per prendere quello zaino, quello con sopra il numero 12 di cui ha parlato Claudius Templesmith.

In questo paragrafo non succede nulla, siamo nella testa di Katniss e sentiamo tutto quello che lei pensa. Mi è sembrato un buon paragrafo, riflessivo, e l’ho riportato. Volevo tuttavia portare l’attenzione sul fatto che la Collins abbia espresso i dubbi di Katniss in modo diretto e non si sia limitata a scrivere “rifletto su chi sarà presente domani al festino, valutando le probabilità che ho di sopravvivere” come ha fatto in altre occasioni (ad esempio il caso visto poche un paio di paragrafi fa sul dubbio di Katniss se lasciare il coltello a Peeta).

Salto circa mezza pagina, in cui Katniss entra nella grotta e tenta di dormire (il tutto accompagnato dal suo continuo riflettere), e succede questo:

Accetta semplicemente il fatto che sarà una brutta notte, dico a me stessa. Tento di impedirmelo, ma non posso evitare di pensare a mia madre e a Prim, e di domandarmi se stanotte chiuderanno occhio.

Il Mostro. Queste due frasi sono bruttissime. Non andrebbero bene neanche in fase di prima stesura, per quanto sono sbagliate. A un occhio poco attento quelle potrebbero sembrare due semplici frasi, innocue nella loro ordinarietà, ma non lo sono. Non lo sono per niente. Sono come una matrioska piena di tritolo: carina ma estremamente letale.

Nella prima frase abbiamo Katniss che pensa il proprio pensiero. Primo errore. Come ho già detto, le gente normale non pensa di pensare ma pensa e basta. Se la narrazione è in prima persona (e in questo caso lo è) il pensiero del protagonista/narratore deve far parte del continuo flusso di descrizioni, avvenimenti, sensazioni e pensieri che prende il nome di “narrazione”, non può esserne separato in quel modo barbaro. Bastava scrivere “Sarà una brutta notte, meglio mettersi l’anima in pace” (oppure togliere il “dico a me stessa” se l’autore ci tiene a far sembrare che la protagonista dia consigli a sé stessa) e il problema non sussisteva più. Insomma, la mia è una frase banale, stupida e pure brutta ma è tanto per darvi un’idea su che forma avrebbe dovuto avere il pezzo. Tuttavia questo non è un caso isolato: come ho già detto (e a me piace ripetermi) Hunger Games è pieno dei pensieri di Katniss espressi in modo diretto. La cosa potrebbe funzionare solo nel caso in cui Katniss soffrisse di dissociazione dell’identità (tipo Smeagol/Gollum del Signore degli Anelli) e ne fosse cosciente (altrimenti sentirebbe solo una voce nella testa, non saprebbe di essere lei a pensare). Ma non so se tutto questo abbia senso da un punto di vista medico-psicologico. Probabilmente no.

La seconda frase è sbagliata da un punto di vista cronologico. Secondo errore. Nella mente di Katniss dovrebbe succedere questo: affiorano i ricordi di Prim&Mamma → Katniss cerca di impedirlo → i ricordi di Prim&Mamma scorrono più potenti. Ma non è quello che si legge nel testo. La Collins prima scrive che Katniss cerca di impedire qualcosa e poi ci dice cosa la ragazza sta tentando di impedire. Gli elementi nelle frasi non vanno messi a casaccio né nel modo in cui sembrano più poetici (se si sta cercando di scrivere un romanzo, la narrazione deve essere in primo luogo funzionale, non elegante né evocativa) ma disposti secondo criteri logici. E la logica vuole che si rispetti l’ordine cronologico degli eventi. In questo modo il lettore è meno spaesato quando all’improvviso legge “cerco di impedirlo ma non ci riesco” e non corre a leggere il resto della frase per sapere cosa succede (dimenticando in questo modo di aver letto il “tentoo di impedirmelo” (quindi il tentativo di Katniss di opporsi ai ricordi) perché la sua attenzione si concentra subito su un’altra informazione senza assimilare la precedente).

“Ma un lettore può anche riordinarsi la frase a mente, no?” Sì, certo. Però nel farlo si estranea dalla narrazione, e questo non è bene. Il lettore deve rimanere immerso nella narrazione per tutta la durata del romanzo, se ne esce significa che lo scrittore ha sbagliato qualcosa. Costringere il lettore a riordinarsi le frasi a mente, per esempio, è un errore. La narrazione dovrebbe essere fin da subito chiara e comprensibile, deve scivolare addosso al lettore come l’olio sui muscoli di un culturista.

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Quest’uomo ha appena letto un romanzo scritto bene, e si vede. Guardate come gli è scivolata addosso la narrazione.

Sempre nella seconda frase abbiamo il ritorno del Raccontato. Terzo errore. “Tento di impedirmelo” non è un’immagine chiara. Leggendolo non abbiamo la più pallida idea di cosa Katniss stia realmente facendo per impedire l’affiorare di ricordi spiacevoli. Sappiamo che è sdraiata e che sta cercando di prendere sonno, e poi? Cosa si deve immaginare il lettore a quel punto? Quale è la reazione di Katniss? Quando capita a me, per esempio, io accendo la luce a mi metto a sedere. Ci sono persone, invece, che si sforzano di pensare a qualcosa di allegro o canticchiano un motivetto, ma c’è anche chi si fa del male mordendosi un labbro o premendo le unghie contro il palmo della mano. Quale di queste reazioni avrà avuto Katniss? La mia non è solo pignoleria e la domanda non è banale come sembra perché la caratterizzazione di un personaggio si vede anche (e soprattutto!) da queste cose. Qui la Collins ha chiaramente sprecato una buona opportunità per dare una sfumatura di personalità in più a Katniss e magari svelare un lato di lei che ancora non conoscevamo.

Dopo aver affrontato il Mostro ed esserne usciti indenni (grazie soprattutto all’aiuto del prode e muscolosissimo culturista) possiamo tornare sulla retta via del romanzo e proseguire con l’analisi.

Dopo che la Collins ci ha detto che a Katniss tornano in mente molti ricordi, ce li Mostra. Non bene. Non puoi Raccontare una scena e poi anche Mostrarla: o l’una o l’altra. E visto che la Mostri (che è meglio), a quel punto è inutile che la Racconti (che è peggio), no? Si poteva iniziare con un pensiero rivolto a Prim, farlo seguire da Katniss che si morde il labbro sperando che il dolore fermi i ricordi e proseguire con la preoccupazione per Prim che sta a casa da sola. E da lì tutti gli altri pensieri. Io la scena l’avrei costruita così, ma uno è libero di farla come vuole. ^_^

In questo preciso punto, la Collins si lancia in una lunga pagina di ricordi (capitemi se non la cito), e a Katniss tornano in mente i momenti passati con Prim&Mamma, con Sae la Zozza, con Madge (l’ignobile Madge) e addirittura i Pacificatori. E per ultimo Gale. Povero Gale. È la persona a cui vuole più bene (tanto da considerarlo parte della propria famiglia (o almeno così ci viene detto)) eppure è l’ultimo che le viene in mente in questa situazione. Certo è che le due cose non vanno d’accordo. Lasciare per ultimo l’argomento migliore è una cosa che si fa (non a caso esiste l’espressione, coniata appositamente, “dulcis in fundo“) e va bene quando si assumono toni colloquiali. Ma in una narrazione in prima persona in cui si cerca di rendere al massimo il dinamismo delle vicende del presente e non di fare la cronaca di ciò che è successo nel passato (tipo i romanzi d’avventura del 1800, che assumono i toni di “storia raccontata direttamente da chi l’ha vissuta” o “memorie di un superstite”) le cose vanno riportate secondo un determinato ordine (tipo quello cronologico), non possono essere rimaneggiate come se si stesse parlando di cose avvenute in precedenza. Se Gale è la persona che più manca a Katniss sarà senza dubbio la prima a venirle in mente dopo l’immancabile coppia Prim&Mamma, mi sembra logico. Non esiste che le verrà in mente solo dopo Sae la Zozza e i Pacificatori. Insomma, i Pacificatori, quelli che la picchiano! Va be’.

In questa prima parte abbiamo visto come la Collins gestisce lo scorrere del tempo (male) e le riflessioni di Katniss (benino con riserva). Nella seconda affronteremo le scene dense di C9H13NO3 (per i non addetti ai lavori, trattasi di adrenalina). Sulla carta di azione ce n’è quanta uno ne vuole, ma la Collins sarà stata in grado di descrivere bene le scene cariche di tensione e di accadimenti? Lo scopriremo solo nella seconda parte.

SEE YOU AMAZING WIZARD…

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7 pensieri su “Hunger Games: capitolo 21 (smontato) – parte 1/2

  1. “La narrazione dovrebbe scivolare come olio…” questa me la segno 😉 devo ammettere che la foto mi aveva sconcertata. Come al solito, complimenti per l’impietosa, ma onesta, analisi. Aspetto il seguito.

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  2. Questi giochi della fame non mi sembrano tanto interessanti – devo dire che la trasposizione cinematografica è stat fedel al libro, da quel che leggo 😛
    Chiariamoci, si è visto di peggio, ma dagli estratti vedo che è scritto in modo molto “scialla” e non so se la sciallanza vada d’accordo con la fantascienza distopica…

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    • No, non vanno affatto d’accordo. Io continuo a sostenere che Hunger Games è un romanzo rosa sotto mentite spoglie. XD

      Ti dirò, nella trasposizione cinematografica hanno cercato di enfatizzare l’azione e la fantascienza mettendo un po’ da parte tutte le pippe mentali di Katniss. Secondo me la saga cinematografica è migliore della saga libraria. Quindi se non ti è piaciuto il primo film (anche si ti consiglio di recuperare il secondo) tieniti alla larga dai libri!

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    • Lo farò – tenermi lontano dai libri; per recuperare il film, andrò a sentimento…
      Diciamo che non vado proprio matto per le storie di sopravvivenza già quando sono fatte bene, se poi la Collins deve anche imparare come applicarsi di più… vedremo i suoi eventuali lavori futuri! 🙂

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