Gantz

Bentornati, cari apprendisti. Quando si parla di fumetti la prima cosa che vi viene in mente è la violenza, ma, fidatevi, non è colpa vostra. I media accusano continuamente i manga di ispirare comportamenti violenti nei ragazzi, di corrompere le loro fragili menti e, guarda caso, tutti gli psicopatici americani che fanno stragi immotivate nelle scuole hanno in casa i terribili manga (o almeno questo è quello che ci dicono i telegiornali). Ma non ho intenzione di soffermarmi su questo tipo di manipolazione dell’informazione (anche perché, a meno che voi non siate spettatori abituali di Uomini e Donne, saprete che i fumetti non inneggiano alla violenza e i media raccontano solo balle) perché ho una recensione da fare.

Ma torniamo all’argomento principale (è incredibile quanto io tenda a divagare (ma soprattutto è incredibile quanto io sia scemo ché lascio le divagazioni anziché cancellarle (non è vero, molte le cancello; lascio solo quelle che sembrano avere senso e/o contengono argomenti interessanti))), ovvero la violenza. Come dicevo, quando pensate ai fumetti vi viene in mente la violenza. Molti manga (di quelli parlo, perché io leggo soprattutto fumetti giapponesi) usano la violenza con il preciso scopo di scioccare il lettore (altri nella speranza che la violenza aumenti il numero di potenziali lettori/acquirenti, ma non ragioniam di lor (cit.)). Un esempio è il celeberrimo Berserk, di Kentaro Miura. Berserk è appunto famoso per le scene truculenti, per la violenza psicologica subita dai personaggi, per le scene di nudo integrale e di sesso. È un fumetto pieno di contenuti “forti” sotto molti aspetti. Molti lettori occidentali lo hanno preso come modello di manga splatter, complici i disegni ben realizzati, la trama coinvolgente e le ambientazioni affascinanti. Ma loro ancora non conoscevano Gantz

Gantz nasce dalla penna matita computer (questa ve la spiego dopo) di Hiroya Oku, autore già famoso (ma neanche tanto) per lavori come Hen (composta da due serie: la prima di tredici volumi (1989-1992), la seconda di otto (1992-1997); solo quest’ultima è arrivata in occidente, non chiedetemi perché) e Zero One (quattro volumi (1999-2000)). Questi primi lavori gli permettono di ottenere un discreto successo in patria e quello di Hiroya Oku diventa un nome noto, anche se la sua fama rimane confinata al solo Giappone. La vera fama, quella internazionale, arriva con Gantz (2000-2013), un manga seinen sci-fi violentissimo e pieno di sconcerie. Il successo dell’opera è immediato (in Giappone) e Gantz diventa una delle serie più vendute degli ultimi tempi. Dopo l’immediato successo in terra natia, Gantz viene esportato in tutto il resto del mondo e ottenendo consensi positivi praticamente ovunque. Da lì la strada verso la consacrazione a cult è breve: arriva la serie anime (2004), il videogioco (2005), due spin-off sotto forma di light novel (entrambi 2010), due adattamenti live action per il grande schermo (entrambi 2011) e tanto merchandising. Tuttavia la serie non ha avuto molto fortuna in Italia.

RECENSIONE BREVE

Gantz è un titolo molto valido, con un trama interessante e mai scontata, resa vivace dai colpi di scena continui e imprevedibili. La grande varietà di personaggi e sottotrame arricchiscono ulteriormente una trama già di per sé interessante e vanno a comporre un quadro molto ampio, anche se a tratti il risultato è confuso e lascia la sensazione che alcuni elementi siano entrati e usciti dalla storia senza un perché.
Nonostante i personaggi siano tanti Oku riesce a dedicare spazio sufficiente a ognuno di loro, e molti passeranno da semplice personaggio di contorno a vero e proprio protagonista. I personaggi risultano tutti ben caratterizzati e molto umani. Non ho usato la parola “umani” a caso: uno dei tratti distintivi di Oku è appunto il grande realismo con cui tratteggia le persone (non solo fisicamente, ma anche psicologicamente). I personaggi saranno protagonisti non solo delle vicende assurde legate alla trama principale, ma avranno molto tempo libero durante il quale li vedremo alle prese con la vita quotidiana, e ognuno dovrà affrontare i propri drammi.
I disegni sono eccezionali grazie all’uso massiccio della computer grafica e le tavole sono ricchissime di dettagli, dettagli che non sarebbe stato possibile ottenere usando la tecnica di disegno tradizionale (quella a mano).
Gli eccessi, che contraddistinguono tutti i lavori di Oku, in questo manga sono ancora più marcati: le scene di nudo e di sesso raggiungono traguardi mai visti, con gran ricchezza di particolari (Oku non ha mai avuto simpatia per le censure) e la violenza è portata a livelli mai visti prima grazie a scene splatter dettagliatissime sulle quali Oku si sofferma (e non si risparmia di certo nel rappresentarle). Il risultato è un manga seinen dalle tinte molto forti, non adatto a tutti visti i contenuti, ma che sicuramente farà la gioia degli amanti dello splatter. Tuttavia non bisogna pensare che Gantz sia solo un susseguirsi di sbudellamenti, perché Oku riesce a bilanciare molto bene la sequenze violente con quelle tranquille di vita quotidiana.
Un manga consigliato a chi non si impressiona alla vista del sangue e a chi pensa che i manga non sappiano andare oltre la complessità di un Dragon Ball o di un Bleach (intesi come rappresentanti di un’intera categoria (quella degli shōnen), non ho nulla contro di loro).


RECENSIONE LUNGA

1. TRAMA

Kei Kurono è un ragazzo che si trascina nella vita senza un briciolo di entusiasmo. A scuola va male in tutte le materie, non pratica alcuno sport, non ha hobby, non ha interessi e non ha una ragazza. I suoi amici non gli sono davvero amici e non sa che farne della propria vita non avendo aspirazioni né sogni nel cassetto. Tuttavia continua trascinarsi in un’esistenza fatta di grigio senza alcuna speranza che migliori. Un giorno, mentre Kurono aspetta il treno in metropolitana, un grasso barbone ubriaco cade sui binari e non riesce più a rialzarsi. Alcuni dei presenti dicono che bisognerebbe avvisare il personale della metro affinché qualcuno venga a tirarlo sulla banchina ma nessuno si muove di un passo. Solo un ragazzo scende e prova ad aiutare il barbone, ma da solo non riesce a sollevarlo. Chiede aiuto a tutti i presenti ma nessuno risponde alla sua richiesta di soccorso. Finché il suo sguardo non incrocia quello di Kurono. Il ragazzo che è sceso ad aiutare il barbone altri non è che Masaru Kato, amico d’infanzia di Kurono. Senza neanche rendersene conto Kurono scende e insieme i due riescono a sollevare di peso il barbone e metterlo al sicuro sulla banchina. In quel mentre sopraggiunge la metro e Kurono e Kato vengono arrotati. Esatto, Kurono, il protagonista di Gantz, muore nel primo capitolo! Ma non temete, il bello deve ancora venire. I due si risvegliano all’interno di una stanza, dalla quale è impossibile uscire, in compagnia di altre persone. Tutte le persone che si trovano in quel momento nella sala sono deceduti. Il Gantz, una grossa palla nera al centro della stanza, ha creato dei duplicati dei loro corpi nell’esatto momento in cui sono morti e ha concesso loro una seconda possibilità. Tuttavia il Gantz non è un’entità benevola, e infatti li accoglie con queste parole:

Le vostre vecchie vite sono finite.
Ora sta a me decidere cosa fare delle vostre nuove vite.
E questo è quanto.

Il Gantz costringerà i presenti a svolgere una missione (non importa quanto sia lontano l’obbiettivo o se loro abbiano voglia di farlo, tanto il Gantz è in grado di teletrasportare le persone) e chi è in grado di ritornare vivo può andarsene. A missione conclusa i sopravvissuti saranno liberi di uscire dalla stanza e riprendere la propria vita da dove si era interrotta. Ma la loro è una libertà provvisoria e durerà fin quando il Gantz non avrà una nuova missione per loro, e allora ri-teletrasporterà tutti di nuovo nella stanza. Quelli che sono morti nella missione precedente verranno sostituiti da nuove persone morte di recente, così il numero dei partecipanti alle missioni sarà sempre elevato (una dozzina circa). In ogni missione è possibile guadagnare punti (che sono cumulativi) e raggiunta quota cento si può scegliere di essere liberati definitivamente e riprendere una vita normale (la memoria verrà cancellata quindi non si avranno ricordi della propria morte, di Gantz o delle missioni svolte). L’obbiettivo di Kurono è appunto il raggiungimento dei cento punti.

Kurono (quello di spalle, a sinistra) e Kato (quello a destra) nella stanza del Gantz (la palla nera al centro). Sì, stanno ansimando parecchio…

2. CONTENUTI

Le missioni che i personaggi sono chiamati a svolgere sono molto pericolose, con un tasso di mortalità estremamente elevato (a occhio e croce direi il 60%, ma la difficoltà delle missioni è molto variabile). Il Gantz chiama di proposito molte persone affinché le missioni siano svolte in gruppo; non devono, dunque, essere considerate competizioni individuali. L’obbiettivo delle missioni è sempre lo stesso: uccidere un alieno. La Terra, negli ultimi tempi, è diventata rifugio per moltissimi alieni, che si nascondono come meglio possono alla vista degli uomini. Al Gantz la loro presenza non garba e li vuole tutti morti (in realtà il motivo per cui li vuole morti è un altro ma verrà detto mooolto più avanti nella storia). I personaggi sono dunque costretti a uccidere alieni pacifici. E non dico “pacifici” per far sembrare più violento la loro uccisione, dico “pacifici” perché lo sono davvero (nella prima missione dovranno uccidere un alieno del pianeta Porro fuggito sulla Terra con suo figlio): evitano ogni contatto con i terrestri, vivono in piccoli appartamenti di periferia, escono solo a tarda notte per comprare da mangiare e tornano subito a casa. Alcuni sono anche in grado di mimetizzarsi: questo è il caso della missione al tempio buddista in cui gli alieni altro non sono che le statue di Buddha che decorano il tempio.

E qui arriviamo alla Violenza. Le armi che i nostri eroi hanno a disposizione per completare le missioni sono molte ma le più utilizzate (una pistola e un fucile) si basano sullo stesso principio (che vi rivelerò fra qualche riga). Queste armi hanno due grilletti (che vanno premuti in sequenza) e uno schermo. Il primo grilletto attiva i raggi X dell’arma e sullo schermo appare ciò che è stato inquadrato. In questo modo è possibile distinguere un alieno da un oggetto (nel caso della missione al tempio buddista citata prima sarebbe impossibile distinguere a occhio nudo un alieno-statua da una vera statua). Il secondo grilletto invece fa esplodere ciò che è inquadrato sulle schermo. Sì, avete letto bene, fanno esplodere le cose (e le persone)!

Quello qui sopra è il figlio dell’alieno del pianeta Porro (o ciò che ne rimane) dopo che hanno provato su di lui il funzionamento delle armi. Boom, madafaka!

E, come avete visto dall’immagine, Hiroya non ci risparmia di certo i dettagli più gore. Tutti i personaggi, sia i giocatori sia gli alieni, fanno tutti una fine bruttissima: chi viene esploso, chi tagliato a metà, chi sciolto con l’acido, ma tutti lasciano questo mondo con il proprio sangue e le proprie carni sparpagliate il più lontano possibile dal punto in cui sono morti. Che bello! O “che schifo!”, dipende dai gusti.

La violenza contenuta in Gantz è forse eccessiva in alcuni punti (non per me, ma lo sconsiglio comunque agli stomaci deboli e alle donne incinte) ma non si tratta soltanto di sangue e budella schiaffate davanti agli occhi del lettore, la Violenza c’è davvero. I personaggi che assistono alle scene di smembramenti non restano indifferenti alla Violenza ma si sentono male nel vedere uno sconosciuto fatto a pezzi. Vomitano, piangono, svengono, fuggono. E il fatto di essere testimoni diretti di un efferato omicidio li segna psicologicamente. È quasi divertente vedere le diverse reazioni delle persone di fronte a uno sbudellamento. Questo fa parte del “fattore realismo” che ultimamente (soprattutto per colpa degli shōnen) è andato a farsi benedire. Insomma, quante volte vi sarà capitato di vedere scontri con spade di ogni foggia e dimensione in cui i guerrieri si limitano a rigarsi la faccia e le braccia con la punta dell’arma? Dove sono gli arti recisi? Dove sono gli uomini a terra che urlano reggendosi le interiora che cercano di scappare? E non parliamo della morte che è quasi un tabù!

Uso realistico (si fa per dire) della katana. Se non si fosse capito, la scena è tratta da Gantz.

Oltre alla violenza intensa, ci sono altri due motivi per cui questa serie viene considerata per adulti:

  1. I protagonisti non sono dei ragazzini tamarri come nella maggior parte dei fumetti in circolazione (leggasi shōnen), perciò avranno delle reazioni realistiche di fronte ai problemi. Per esempio, dopo aver spappolato il figlio dell’alieno del pianeta Porro i personaggi si rendono conto che non stanno partecipando a un gioco, come invece hanno creduto fin a quel momento, e si sentono male al pensiero di aver ucciso davvero qualcuno, anche se è un alieno. E non solo, i personaggi avranno pensieri complessi che vanno ben oltre il semplice “voglio diventare più forte per proteggere i miei amichetti!!1!1!” e che li rende molto umani. Anche la storia d’amore del protagonista è molto umana. Negli shōnen il protagonista e la ragazza che gli piace tengono le distanze per quasi tutto il tempo e si fidanzano solo alla fine della serie, e il massimo che potremo vedere sarà qualche casto bacio o una pia dichiarazione d’amore. In Gantz le relazioni sono mature: si parla di sesso, di figli, si litiga, si scambiano baci appassionati, e tante altre cose che rendono “seria” una relazione.
  2. Scene di nudo e di sesso. Hiroya Oku non si fa il minimo scrupolo a inserire l’immagine di una donna nuda all’interno delle pagine e non ha intenzione di censurarsi con l’intenzione di puntare a vendere Gantz anche ai più giovani (esatto, non ha voluto essere commerciale ma ha venduto un botto uguale). Nella maggior parte dei casi le scene di nudo neanche servono, Oku le mette per fare fanservice, ma capita anche che abbiano una utilità (tipo mandare avanti la trama). Sì, lo so che fanservice rientra nella definizione di commerciale, ma dovete sapere che Oku si è formato presso lo studio di un mangaka che disegnava hentai (tale Naoki Yamamoto) e i suoi primissimi lavori (mai pubblicati) erano appunto pornografici. Possiamo quasi dire che le donne nude siano un suo marchio di fabbrica, via. Come dicevo, con il suo approccio adulto, Oku riesce a creare delle storie d’amore realistiche che battono 15-0 le caste storielle d’amore degli shōnen. Non dovremo aspettare l’ultima pagina dell’ultimo volume per vedere il protagonista baciare la ragazza che ama, infatti vedremo Kurono fare sesso con Tae numerose volte già un paio di volumi dopo che i due si sono conosciuti, e certi dialoghi che fanno (soprattutto quelli sotto le lenzuola) sono degni di un film porno.

Oku ha un gran talento come sceneggiatore e lo si vede dalle trame e dalle sottotrame che riesce a creare, che non sono mai banali né scontate. Oku fa un uso molto intelligente dei colpi di scena, che a volte risultano dei veri e propri “fulmini a ciel sereno” sia per i protagonisti sia per i lettori. Già dal primo capitolo il lettore rimane di stucco nel vedere i due protagonisti principali investiti da un treno. Insomma, chi se lo sarebbe mai aspettato di vederli morire in meno di quaranta pagine? Questi colpi di scena improvvisi sono assai frequenti in Gantz e l’imprevedibilità della trama sarà una costante per tutta la durata della serie. Il lettore non saprà mai cosa aspettarsi da Oku, l’unica cosa certa è che le cose non andranno mai nel modo in il lettore si aspetta che vadano. Ad esempio, come prima missione il Gantz ordina ai presenti di uccidere un alieno (notate bene: uno, non due! Il Gantz è un gran bastardo) e gli indica il figlio dell’alieno del pianeta Porro. I gantzer non sanno che quello che il Gantz ha loro indicato è in realtà il figlio di un alieno più grosso, quindi lo ammazzano senza problemi. Anzi, all’inizio pensano addirittura si tratti di un programma televisivo e partecipano alla caccia all’alieno con entusiasmo, come se fosse un gioco. Immaginate la loro reazione (e quella del lettore) prima nello scoprire che quello che hanno fatto esplodere è un vero alieno e non un fantoccio come credevano e poi nel veder arrivare il padre del piccolo alieno esploso, ovvero una copia alta due metri e larga altrettanto di ciò che hanno appena ucciso. Con le ossa dure come il marmo e lunghi artigli affilati. Incazzato nero, per giunta. Non un bella sensazione, nevvero?

Tuttavia, se proprio devo lamentarmi di qualcosa (e devo farlo perché c’è scritto nel contratto), devo dire che Gantz, per quanto mi sia piaciuto, non è esente da difetti. La cosa che più mi ha infastidito è l’incredibile tendenza che ha Oku a lasciare le cose a metà. Oku ha una predisposizione naturale nell’inserire cose (che siano personaggi o sottotrame) che porta avanti per qualche volume e poi fa sparire senza un motivo plausibile. Ad esempio, succede con i vampiri. Sì, ci sono i vampiri in Gantz, e hanno QUESTO aspetto (e non sbrillucicano al Sole, grazie a Dio). I vampiri fanno parte di un’organizzazione, alleata con gli alieni, che cerca di eliminare i gantzer prendendoli di mira soprattutto quando non sono in missione, ovvero nei momenti in cui sono più vulnerabili. I vampiri fanno la loro prima apparizione al termine di una missione molto difficile e saranno un elemento ricorrente per diversi volumi, nei quali assisteremo a numerosi scontri fra i vampiri e i gantzer. Scontri importanti, nei quali verremo a conoscenza di preziose informazioni e vedremo morire personaggi principali. Tuttavia la situazione (la guerra fra vampiri e gantzer) non viene risolta in modo definitivo (sì, c’è una grossa battaglia ma non è definitiva) e i vampiri scompaiono senza ritornare più nella storia. E come sono scomparsi, così sono apparsi: nelle missioni precedenti i vampiri non si sono mai fatti vedere, e Nishi (un giocatore esperto che compare fin dalla prima missione) non fa accenni alla loro esistenza. Per questo dico che mi sono sembrati un elemento improvvisato: a Oku viene l’idea di inserire i vampiri, li fa entrare di prepotenza nella storia e, quando sembra che abbiano fatto il loro corso, li fa sparire e tanti saluti. La cosa non mi darebbe neanche fastidio di per sé (in realtà un pochino sì), se non fosse che ci sono un mucchio di cose inserite ed eliminate a piacere.

3. PERSONAGGI

In questa sezione avrei voluto parlare dei personaggi principali, dedicando un paragrafo ad ognuno di loro, ma mi sono reso conto che la cosa non avrebbe funzionato. E il motivo è che i personaggi principali sono troppi! Un’altra delle peculiarità di Oku (e posso dire che sia una sua peculiarità perché ho riscontrato la stessa caratteristica anche in altri lavori) è quello di saltare da un protagonista all’altro. È fuor di dubbio che il vero protagonista sia Kurono, tuttavia Oku spesso lo abbandona (anche per diversi capitoli consecutivi nei quali Kurono non viene mai neanche nominato) per seguire la storia degli altri gantzer. Oku approfitta dei tempi morti tra una missione e l’altra per mostrarci la vita dei personaggi principali durante la loro quotidianità, al di fuori delle missioni, e veniamo a conoscenza della loro personalità, dei problemi che avevano e dei nuovi problemi che saltano fuori col passare del tempo. Vedremo quindi Kato, studente orfano e noto teppista, prendersi cura del fratello minore. Vedremo Nishi, sociopatico studente delle scuole medie, alle prese con la problematica vita di tutti i giorni. Vedremo Sakurai, giovane studente vittima di bullismo, imparare a controllare dei poteri paranormali che ha appena risvegliato. Ogni personaggio ha un passato e una personalità che lo distingue dagli altri (cosa non da poco) e Oku riesce a dare a ognuno lo spazio che merita. Ogni personaggio viene sviluppato e lo vedremo crescere (o degenerare) in base alla sua personalità, alle sue inclinazioni e agli avvenimenti nei quali prenderà la parte di testimone, di vittima o di carnefice.

Vorrei specificare una cosa: da come l’ho descritto sembra che i protagonisti siano molti e che la storia sia raccontata da più punti di vista contemporaneamente, ma non è esattamente così. È vero che i protagonisti sono tanti, ma è anche vero che lo sono per poco tempo. Quando la telecamera lascia la spalla di Kurono per seguire la vita di un altro personaggio, spesso lo fa solo per una manciata di capitoli per poi non ritornarvi mai più. I protagonisti che “durano a lungo” (come le batterie Duracell (pubblicità occulta! purtroppo non vedrò mai il becco di un quattrino per queste cose)) sono pochi ma non per questo mi sento di considerarli più importanti o migliori di quelli che “durano poco”. Ad esempio, io mi ero affezionato a un personaggio che sopravvive solo alla sua prima missione. Dopo la prima missione sarà protagonista di una sottotrama davvero toccante che culminerà con la sua morte. Maledetto Oku! Hai spezzato il mio cuore di fanciullo!

E qui arrivo a un punto cardine di Gantz. Non affezionatevi troppo ai personaggi! Purtroppo Oku soffre della Sindrome di Martin (sì, proprio QUEL Martin) e ogni tanto decide di ammazzare qualche personaggio principale. E con “ogni tanto” intendo “spesso”. Ci sarà una missione SPOILER in cui sopravviverà un solo gantzer. E non pensate che i personaggi eletti a protagonisti se la caveranno sempre in un modo o nell’altro, perché non è così che va Gantz. Quando parlavo di un tasso di mortalità del 60% io mi riferivo a tutti i gantzer, che siano comparse o protagonisti, che siano appena arrivati o che siano sopravvissuti già a dozzine di missioni. Il fatto che un personaggio sia più simpatico di altri o che abbia un passato difficile o che sia sopravvissuto già a un paio di missioni, non lo rende automaticamente immortale. Neanche Kurono è al sicuro dall’ira di Oku! Nessuno è immortale o invincibile. Se sottovaluti il tuo nemico sei morto. Questo fa parte del “fattore realismo” che ho accennato prima.

4. DISEGNI

I disegni di Hiroya sono eccezionali già dai primi capitoli e non fanno che migliorare con il procedere della storia. I disegni nell’ultimo arco narrativo sono qualcosa di incredibile, inarrivabile, raramente mi è capitato di vedere disegni così curati e tavole così dettagliate. Il motivo è che Oku (e tutti gli assistenti che fanno parte della squadra) non disegna tutto a mano ma fa un uso massiccio della computer grafica. Questo gli dà un grandissimo vantaggio perché riesce a realizzare tavole ricchissime di particolari in brevissimo tempo. C’è un aneddoto che mi piace raccontare su Oku e che riguarda i suoi tempi di pubblicazione. Come saprete i manga vengono pubblicati un capitolo per volta su apposite riviste. I tempi con cui queste riviste vengono pubblicate sono variabili, ma le più famose sono senza dubbio quelle settimanali che ospitano alcuni tra i manga più famosi in circolazione (per esempio One Piece, Dragon Ball, Detective Conan o Fairy Tail (che, a proposito, fra poco andrà in onda doppiato in italiano su Rai4 (no, purtroppo la Rai non mi ha pagato per fare pubblicità)). Per i mangaka è un problema riuscire a rispettare sempre le date di scadenza imposte dall’editore e spesso sono costretti a passare due/tre giorni di fila nello studio per poter consegnare il capitolo in tempo. A volte neanche questo basta e sono costretti a consegnare delle tavole con una qualità non eccellente, con delle scene neanche rifinite e senza un fondale, che poi sono costretti a riprendere in mano in un secondo momento per ridisegnarle meglio prima della pubblicazione del tankobon, dove invece appare la tavola completa e curata. Bene, sembra che Oku non abbia mai avuto di questi problemi. Si dice che durante i tredici anni di pubblicazione di Gantz, Oku sia sempre stato il primo a mettere il lavoro sulla scrivania dell’editore e che non abbia mai dovuto riprendere in mano una tavola per ridisegnarla.

Ma lasciamo perdere le voci di corridoio e torniamo ai disegni. Come dicevo, la computer grafica permette di realizzare tavole dettagliate in poco tempo, tuttavia ha un grosso limite. Mentre le tavole in cui compaiono oggetti e paesaggi sono magnifiche, quasi impossibili da realizzare altrimenti, quelle dove vengono raffigurati esseri viventi la qualità non è elevata e l’effetto che si ottiene sfiora il grottesco. Ora vi linko un paio di immagini così potete fare un confronto:

  • QUESTA è l’immagine di un città in guerra vista dall’alto. Ammirate i dettagli dei palazzi sullo sfondo (in basso e a destra): quanto tempo richiederebbe realizzare a mano una scena del genere? Troppo. In questo caso la computer grafica ha fatto un buon lavoro, anzi era necessaria per poter realizzare una tavola simile.
  • QUESTA è l’immagine che raffigura un alieno. Quanto stride l’alieno in computer grafica in confronto ai due bambini disegnati a mano? Troppo. In questo caso la computer grafica ha fatto un pessimo lavoro perché l’alieno è venuto bruttissimo. Visto che l’alieno che Oku cerca di raffigurare è molto semplice, avrebbe fatto meglio a realizzarlo a mano.

In realtà Oku ha dichiarato che quel tipo di disegno (ovvero gli alieni in computer grafica) era proprio quello che lui cercava perché rende meglio l’effetto di disgusto, spaesamento, fastidio e distacco che provano i personaggi di fronte agli alieni e lo trasmette anche al lettore. In realtà a me non piace uguale, avrei preferito il vecchio caro disegno a mano per tutti gli alieni. Per la cronaca, i primi alieni sono disegnati a mano, la tendenza a usare la computer grafica per renderli prende piede solo negli ultimi volumi (o forse da metà, ora non ricordo bene).

5. BONUS

In questo articolo credo di avervi fornito elementi sufficienti per spingervi a recuperare Gantz. Se così non è stato allora vi fornisco altri quattro validi motivi per farlo:

  1. Una tra le ultime missioni è ambientata in Italia! A Roma, per la precisione (GUARDARE per credere). Se il vostro sogno è sempre stato quello di vedere dei pazzi distruggere a cannonate le sculture settecentesche di Fontana di Trevi, eccovi accontentati. Anche se probabilmente ciò significa che non avete tutte le rotelle a posto. ^_^
  2. È zeppo di citazioni e omaggi! Molti sono riferimenti alla cultura giapponese (quindi sfuggiranno alla maggior parte degli occidentali) ma molti sono alla portata di tutti. Per esempio una dei gantzer è palesemente Lara Croft che Oku ha raffigurato con le fattezze di Angelina Jolie (probabilmente Oku si è ispirato più al film che al videogioco). Cliccando QUI vedrete una sua foto vestita, QUI una sua foto nuda (grazie Oku, te ne sarò eternamente grato!).
  3. Il finale è pura metafisica! Oku manda a quel paese i finali smielati e carichi di buone intenzioni e ci spara un alieno/divinità onnisciente, gigantesco, fatto in CGI, senza faccia ma con volti umani al posto delle budella, in una stanza tutta bianca senza uscite, che risponde alle domande che da sempre attanagliano l’uomo (“chi siamo? da dove veniamo? perché siamo al mondo? perché devo pagare per aprire un conto corrente?“). QUI un sua foto.
  4. Nuovi traguardi dell’erotismo! Oku riesce a inserire in Gantz delle scene che non vedrete mai neanche nel peggiore degli hentai. Una donna nuda gigante fatta di donne nude (QUI)! Un gruppo di terrestri che stupra un’aliena di quindici metri (QUI)! E un uomo che violenta un Rokurokubi (QUI)! Meraviglioso!

Spero che abbiate trovato l’articolo interessante, o che almeno abbia acceso in voi una scintilla di curiosità verso un manga come Gantz. Se invece vi ho annoiato, ditemelo e per punizione mi metterò in ginocchio sulla brace. Se avete intenzione di recuperare Gantz, temo che dovrete aspettare un bel po’ perché i primi volumi sono quasi introvabili e i pochi che si trovano vengono venduti a prezzi esagerati dai negozianti. La Panini aveva annunciato una ristampa un sacco di tempo fa, ristampa che ancora non ha visto la luce del sole. Se invece volete leggerlo e non avete voglia di aspettare che la Panini si decida a muovere il culo [Edit: ci sono stati degli aggiornamenti che potrete trovare se andate a leggere fra i commenti.], potete indossare il tricorno e salire sul vascello pirata insieme a Long John Silver e leggere Gantz per vie traverse (chi vuol capire, capisce ^_^).

SEE YOU AMAZING WIZARD…

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7 pensieri su “Gantz

  1. AGGIORNAMENTO:
    Io dico che la Panini si è scordata di aver annunciato una ristampa di Gantz e provate a indovinare cosa succede? La Panini comunica una data ufficiale per la ristampa di Gantz! LOL! Quando si dice “le coincidenze”! ^_^

    A quanto pare non sarà una semplice ristampa dei vecchi volumi ma una Nuova Edizione. Il primo volume uscirà il 17 dicembre 2015 e non so ancora nulla circa la cadenza di pubblicazione. Le dimensioni saranno le stesse della vecchia (13×18), l’unica differenza estetica credo che sarà l’assenza della sovracoperta che farà scendere il prezzo a 4.50€. Un prezzo molto conveniente per un seinen, considerando anche che la vecchia edizione veniva venduta a 5.90€. Già le malelingue parlano di qualche inghippo, ma per ora è troppo presto per esprimere un giudizio. Probabilmente pensano di vendere un mucchio di copie e hanno deciso di tenere basso il prezzo per favorire ulteriormente le vendite, tutto qui.

    L’assenza della sovracoperta, tra l’altro, è solo una mia supposizione. Non ho letto che c’è quindi ho dedotto che non ci sia, tutto qui. Potrebbero non aver comunicato tutti i dati. Tuttavia la sua assenza giustifica anche la diminuzione del prezzo. Lo so, può sembrare banale che una semplice sovracoperta possa far aumentare il prezzo di un fumetto di 1.40€, ma basta dare un’occhiata al catalogo prezzi della Planet Manga per vedere che effettivamente le edizioni con sovracoperta sono più costose di quelle senza. Per esempio le edizioni Manga Gold e Manga Gold Deluxe (i formati speciali con i quali vengono venduti per esempio alcune serie di ristampe di Bleach e Naruto) differiscono solo per la presenza della sovracoperta (solo la versione Deluxe ce l’ha) eppure il primo viene venduto a 4.90€ mentre il secondo a 6.50€.

    Senza contare che la Panini non è che abbia fatto un comunicato ufficiale, è semplicemente un’informazione apparsa sul catalogo Anteprima di Pan Distribuzioni. magari la Panini farà un comunicato ufficiale sul proprio sito, o magari aspetterà Lucca 2015 per dare maggiori informazioni. Non saprei proprio dirlo. Nel frattempo, l’unica cosa che possiamo fare è aspettare.

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  2. Ancora una volta hai alzato l’asticella della qualità delle recensioni presenti su WordPress: il tuo articolo su Gantz non lascia davvero margine di confronto con la media delle recensioni fumettistiche in circolazione, sempre ed inevitabilmente scritte da fanboy che non riescono a comunicare perché quel manga meriti più di un altro o viceversa.

    Non so se te lo avevo comunicato in qualche commento precedente, ma ho gestito per anni a Bologna una fumetteria, che, come tale, a differenza di un edicola generalista, ha sempre una clientela di appassionati, spesso veri cultori e talora anche professionisti del settore (editor di case editrici specializzate, autori, adattatori, letteristi, etc.), tutte persone che quando parlano di un fumetto lo fanno con una cognizione di causa che scavalca a piè pari la semplice ammirazione e penetra l’analisi dell’opera: quando, ad esempio, un disegnatore di comic supereroistici come Jacopo Camagni della Marvel, grande appassionato di Neon Genesis Evangelion, mi parlava della sua esperienza durante le proiezioni in anteprima in Giappone dei film tratti dall’opera di Sadamoto, potevo percepire dalle sue parole, la sincerità dell’apprezzamento di un addetto ai lavori, che stava parlando in privato, senza palcoscenico o ribalta enfatizzante, ad un amico che non aveva bisogno di impressionare e lo stesso valeva quando, in orario di chiusura, passava di Sabato pomeriggio in negozio Gualtiero Cannarsi, quasi in incognito e ci fermavamo assieme a parlare degli orrori delle traduzioni e del doppiaggio italiano e delle lotte che ogni giorno lui doveva fare con i responsabili della distribuzione.
    Ciò che sto cercando di dire, Arcano, è che io, allora come adesso, ero un signor Nessuno e che questi personaggi mi stavano raccontando le loro idee in modo assolutamente sincero e scevro da qualsiasi velleità commerciale o pubblicitaria o anche solo auto-incensante, come sarebbe potuto diversamente accadere se avessero parlato da un palco di una fiera o di una tribuna…
    Così è il tuo articolo: colto, dettagliato, onesto, minuzioso intelligente e dannatamente acuto.
    Come per il tuo post sugli “Hunger Games”, anche questa volta hai fatto centro ed in un territorio ancora più ostile…

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    • Ti ringrazio, Kasa! Mi fa piacere che ti sia piaciuto.

      Non sapevo tu avessi una fumetteria (mio grande sogno nel cassetto) ma a questo punto posso considerarti un esperto nel settore. E a giudicare dalle persone che citi, direi che hai avuto modo di incontrare un sacco di personalità notevoli del panorama. Ti invidio un po’, sai? ^_^

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    • Ti giuro che non era mia intenzione fare in alcun modo lo spaccone e spero che non ti sia passato questo messaggio sbagliato. Quando si ha un negozio specializzato in prodotti diciamo pure di nicchia è normalissimo avere una clientela di addetti ai lavori, ma ti assicuro che io continuo a rimanere un bel signor nessuno ed anzi ammiro la competenza con cui tu parli anche di animazione giapponese e di manga.
      Sono anche convinto che se anni fa fossimo stati concittadini, ci saremmo probabilmente incontrati in fumetteria e chissà quante chiacchierate avremmo fatto assieme!

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