True Detective 2: recensione di un deluso

Bentornati, cari apprendisti. Oggi, diversamente dal solito, non mi metterò a fare tanti giri di parole e arriverò subito al dunque: questo articolo è dedicato a True Detective 2 (o seconda stagione, se preferite), la serie che quest’anno attendevo con più trepidazione e che mi ha profondamente deluso. Dopo una meravigliosa prima stagione (autoconclusiva, perché True Detective è una serie antologica) la HBO ci propone una seconda stagione di True Detective che non è neanche lontanamente paragonabile alla prima (e più avanti andremo a vederlo nel dettaglio) per tematiche, per trama, per ambientazione o per personaggi (protagonisti e antagonisti).

Partirei con gli elogi, dunque, e relegherei il marcio al fondo dell’articolo (ovvero tutto il resto all’infuori di questo singolo paragrafo). La HBO ha un sacco di soldi e grazie a questi può permettersi scenografie che non hanno nulla da invidiare ai film con budget milionari trasmessi al cinema, esplosioni realistiche, musiche suggestive, inquadrature perfette e attori conosciuti e di talento come Colin Farrell e Vince Vaughn. Infatti, da un punto di vista tecnico (o “di forma”) non ha che qualche piccola sbavatura qua e là ma nel complesso è davvero grandioso. E qui finiscono gli elogi.

Cosa c’è che non va con True Detective 2, allora? Tutto il resto. Il difetto di questa seconda stagione non risiede nella “forma” (come accennato poco fa) ma nel “contenuto”. Io, in particolare, ho trovato tre grossi punti deboli che ora andrò a esaminare. il primo grosso punto debole è la TRAMA. Nell’Internet ho trovato moltissime persone che si lamentano di una trama troppo complessa, complessa a tal punto da non far capire nulla allo spettatore, e mi sento di dar loro pienamente ragione. E, oltre che “complessa”, io aggiungerei anche “vasta”. L’evento che rappresenta l’inizio delle vicende è il ritrovamento del cadavere di Ben Caspere, che fa partire l’indagine per scoprire chi sia l’assassino. Tuttavia l’indagine apre fin troppe di piste:

  1. ci sono dei diamanti blu, che erano in possesso di Caspere e che ora sono spariti,
  2. c’è di mezzo un hard disk, anche questo era in possesso di Caspere, pieno di materiale misterioso,
  3. ci sono dei poliziotti corrotti che hanno a che fare con la vicenda,
  4. c’è uno psicopatico con una maschera da corvo e un fucile,
  5. si tengono dei festini a luci rosse con esponenti politici e ricchi manager ai quali partecipava anche Caspere,
  6. ci sono dei terreni, venduti in nero, che fanno parte di accordi che saltano una volta morto Caspere,
  7. ci sono i mafiosi russo-israeliani in mezzo alla faccenda,
  8. il sindaco corrotto forse sa qualcosa e suo figlio malavitoso potrebbe aver a che fare con Caspere,
  9. ci sono delle gang locali che si impicciano,
  10. è in costruzione una ferrovia con relativi accordi magna-magna,
  11. c’è uno psicologo nonché chirurgo estetico che conosceva molto bene Caspere,
  12. c’è una ex-comune pseudo-hippy che ricorre nelle indagini,
  13. ci sono almeno due donne scomparse che forse hanno c’entrano qualcosa con Caspere,
  14. varie ed eventuali.

Troppe cose per i miei gusti. In realtà alla fine tutto si collega come di deve e ogni quesito trova una risposta (niente rimane irrisolto, se questo può tirarvi su di morale) ma episodio dopo episodio lo spettatore impazzisce perché è costretto a stare dietro a tutti questi fili diversi che deve necessariamente seguire per non rimanere indietro con l’indagine ma inevitabilmente finirà col perdersi pezzi di trama qua e là. Secondo me non sarebbe stato troppo difficile riuscire a gestire il tutto (lasciando allo spettatore il tempo di assimilare le informazioni, diminuendo così l’effetto “trama troppo complessa”) con una gestione più efficace dei tempi narrativi. In questo modo lo spettatore avrebbe potuto stare dietro a tutti gli sviluppi. E qui entra in gioco il secondo grande problema di True Detective 2: la TELENOVELA. Questa è la cosa che più odio in una serie TV in generale, ovvero quando la trama principale viene messa da parte per lasciare spazio alle vicende personali dei protagonisti (che nella maggior parte dei casi si traduce in una storia d’amore, ma va be’). Vediamo i protagonisti:

  • Raymond Velcoro: detective corrotto. È un tipo violento, gran bevitore e impulsivo. Sua moglie venne violentata, Ray rintracciò e uccise l’aggressore e questo portò a una rottura del loro matrimonio. Inoltre il figlio di Velcoro potrebbe non essere suo figlio legittimo ma figlio dello stupratore. Durante la serie vedremo Velcoro fare il lavoro sporco per Frank (presentato al punto quattro), il suo matrimonio finire e i suoi complicati rapporti con il padre e con il figlio al quale vuole tanto bene nonostante l’accaduto e l’incertezza della paternità (anche se lui è certo che quello sia suo figlio).
  • Antigone Bezzerides: detective non corrotto. Donna lasciva, tende ad avere rapporti con molti uomini, tendenzialmente onesta. È figlia di Eliot, un uomo che un tempo gestiva una comune hippy e che ha continuato il suo lavoro di guru da un’altra parte. Suo sorella è un’artista ma è anche molto disinibita e vende il proprio corpo per denaro (in chat erotiche o in festini privati). Durante la serie vedremo maturare il suo rapporto con la famiglia e scopriremo molte cose del suo passato che giustificano il suo comportamento.
  • Paul Woodrugh: poliziotto non corrotto. Uomo onesto, si impegna molto in ciò che fa, ama andare in motocicletta. Sua madre era una spogliarellista. Durante la serie deve affrontare i dilemmi sulla sua sessualità (è omosessuale ma non vuole ammetterlo), il rapporto con la madre in quanto figlio non voluto e con la sua ragazza che rimane incinta.
  • Francis, detto “Frank”, Semyon: boss locale. È un malavitoso, freddo e calcolatore, spietato se serve. Gestisce dei locali per il riciclo di denaro sporco, ha rapporti con molte gang locali, mafiosi internazionali e società disoneste. Durante la serie lo vedremo alle prese con il collasso del proprio impero ma soprattutto in contrasto con la moglie riguardo all’eventualità di adottare o meno un bambino visto che i due non riescono ad averne uno loro.

Chi ha seguito entrambe le stagioni di True Detective si sarà accorto che i personaggi di True Detective 2 non sono curati né sfaccettati come lo erano quelli molto più carismatici della precedente stagione. Nessuno dei quattro sopra elencati (eccetto, forse, Velcoro) è in grado di reggere il confronto con uno dei due della scorsa stagione. Nella prima i protagonisti erano un ubriacone violento infatuato più dell’amante (che non vuole più saperne di lui) che della moglie e un drogato depresso e materialista che ogni tanto parte per la tangente e si cimenta in discorsi fatalistici e misantropici. Nella seconda, invece, abbiamo un omosessuale che non vuole esserlo e un malavitoso che vuole avere un figlio. Non è proprio la stessa cosa, non vi pare?

Alcuni si saranno anche accorti che i protagonisti sono aumentati da due a quattro. Altra pessima scelta, secondo me, perché, essendo la serie composta da solo otto episodi e dovendo gestire una trama complessa e vasta come quella che vi ho mostrato, in True Detective 2 non c’è lo spazio per parlare dei problemi sentimentali di ben quattro personaggi. E infatti la cosa non funziona perché ci sono, ad esempio, interi episodi incentrati sulle vite private dei quattro protagonisti nei quali la trama non procede per nulla (o, al massimo, veniamo a conoscenza di un nome che potrebbe essere utile ma poi l’indagine si interrompe bruscamente per mostrare la vita privata di qualcuno dei quattro e lasciando l’importanza e le conseguenze della scoperta all’episodio successivo) ed episodi nei quali la trama procede velocissima e le informazioni vengono gettate a pioggia sullo spettatore che non riesce a capire cosa stia succedendo e finisce inevitabilmente col perdersi passaggi importanti e scene chiave (non perché lo spettatore si sia addormentato (anche se molti non tutti riescono a rimanere svegli per tutta la durata di un episodio (e questo la dice lunga su quanto siano movimentati)) ma perché succedono talmente tante cose una dietro l’altra che lo spettatore non riesce a ricordarsi tutto).

A prescindere dal fatto che l’effetto telenovela sia di per sé terribile perché si concentra più sulle storie d’amore che sull’introspezione psicologica dei personaggi (che invece era presente nella prima serie), a prescindere dal fatto che il concentrarsi così tanto sulle singole vite dei personaggi abbia rallentato troppo la narrazione, ciò che mi ha dato fastidio è che la maggior parte delle trame restano aperte o vengono sbrigate nell’ultimo episodio (tranne Velcoro, unico personaggio davvero in stile True Detective della serie).

E qui devo aprire una parentesi sul ritmo degli episodi. I primi episodi sono soprattutto telenovelistici (e poco introspettivi) e ci mostrano i personaggi e le loro vite, inizia l’indagine con ritmi davvero molto diluiti e ci sono tantissimi dialoghi e giusto una scena d’azione dalla durata di non più di cinque minuti a episodio. Negli ultimi episodi, al contrario, la trama procede speditissima fino al gran finale, lasciando da parte (o quasi) le vite dei personaggi salvo poi riprenderle negli ultimissimi due episodi per buttarci dentro tutto ciò che non è stato detto negli episodi precedenti riguardo al passato dei protagonisti (e questo succede soprattutto a Bezzerides). Un vero peccato perché alle fine tutti i personaggi sono interessanti a modo loro (qualcuno un po’ più banale e meno approfondito degli altri, ma va be’) e c’era materiale per tirarci fuori almeno due, se non tre, stagioni. Il vero peccato è che abbiano voluto sviluppare True Detective come un’unica serie antologica a stagioni anziché due serie distinte, scelta che avrebbe lasciato ai registi e agli sceneggiatori molto più spazio di manovra e si sarebbe evitato il confronto tra l’ottimo True Detective e questa non-altrettanto-ottima seconda stagione.

Nell’Internet sono stati espressi molti giudizi sul perché gli episodi abbiano dei ritmi e dei contenuti così altalenanti, e la maggior parte dei commentatori è d’accordo sul fatto che la colpa sia da ricercare nella regia e che Pizzolatto (creatore e sceneggiatore) non abbia colpa: infatti la prima stagione ha avuto un unico regista (Cary Fukunaga) che ha distribuito le scene d’azione e le scene di dialogo secondo i propri ritmi e le proprie capacità rendendo la serie più omogenea e godibile dal punto di vista dello spettatore, mentre nella seconda stagione ci sono stati ben sette registi diversi che hanno lavorato ognuno secondo il proprio stile. Effettivamente questo può aver influito sull’alternanza dei ritmi ma secondo me la colpa è soprattutto di Pizzolatto che non solo non è riuscito a dosare bene i contenuti (perché alla fine è lo sceneggiatore che decide cosa finisce in un episodio e cosa no: se Pizzolatto decide che nell’episodio 1 ci saranno cinquanta minuti di dialogo e una sparatoria da venti secondi, noi vedremo esattamente cinquanta minuti di dialogo e una sparatoria da venti secondi) ma non è neanche riuscito a inventare una storia sconvolgente come lo era la prima, limitandosi a creare una storia quasi interessante.

E qui arrivo al più grande punto debole della stagione: TRUE DETECTIVE 2 NON È AFFATTO TRUE DETECTIVE. E con questo mi sto riferendo alla profondità delle vicende, dei personaggi tutti, della trama portante e delle trame secondarie. Nella prima stagione l’indagine dei nostri veri detective ruotavano intorno a una famiglia con le caratteristiche di una setta, che era diventata molto influente e ammanicata in tutti i rami (dalle forze dell’ordine, alla politica, alla religione) e che faceva rituali e sacrifici di minorenni rapite da orfanotrofi gestiti dai membri della famiglia stessa, e i rapimenti erano insabbiati dai capi della polizia che fanno anche questi parte della famiglia. Nella seconda stagione si parla di corruzione, di prostituzione, di criminalità standard e magna-magna ma non è la stessa cosa. Manca quel livello di degrado che c’era nella prima stagione. Nella prima si respirava aria di marcio ogni volta che si parlava della setta della palude, di bambine rapite, di rituali e sacrifici rivolti a divinità locali sconosciute a chi non fa parte della setta. Nella seconda ci sono traditori e traditi, disonesti, prostitute drogate ma non è la stessa cosa: di traditori ne sono pieni i film, i corrotti sono all’ordine del giorno anche nel nostro mondo (basta sfogliare un giornale per vedere di peggio) e le prostitute sono senzienti, si drogano spontaneamente e vengono anche pagate (e pure tanto) per quello che fanno. Come ho detto, non si respira la stessa aria di marcio che c’era nella prima stagione.

I personaggi poi sono troppo buoni. Ognuno ha i propri difetti ma alla fine sono tutte persone dal cuore d’oro (incluso Frank, che alla fine è un ingenuo anche lui (come tutti gli altri) e si lascia imbrogliare più volte dai mafiosi e che è senza dubbio alcuno il personaggio che stona di più essendo un protagonista criminale in una serie che si chiama True Detecetive: se non è un detective NON DEVE essere scelto come protagonista!). Voglio dire, si capisce subito chi siano i buoni e chi i cattivi e tanti saluti all’ambiguità morale della prima stagione. Infatti, in True Detective, i personaggi erano davvero difficili da interpretare da capire e potevano entrambi passare per antagonisti (o comunque per elementi negativi), nessuno li avrebbe mai etichettati come buoni, se non fosse stato per il fatto che i cattivi erano persone troppo schifose dentro per passare inosservate e lo spettatore faceva il tifo per i detective pieni di difetti e brutture che in confronto agli uomini della setta sembravano persone oneste e buone.

Ed è questo che manca principalmente a True Detective 2: la capacità di scioccare lo spettatore, di andare oltre il marciume che lo spettatore riesce a immaginare (questo livello di marciume è quello dei protagonisti della prima stagione tanto per dire) per gettarlo in uno stagno di melma così orribile che lo spettatore non può che rimanerne segnato (e questo è il livello di marciume degli antagonisti (sempre della prima stagione)). La parola che più si adatta a True Detective 2 è “normale”. Non c’è nulla di eccessivo né nella trama né nei personaggi, e sembra di vedere un normale film sulla corruzione di sbirri e di potenti. Gli eccessi della prima serie mancano ed erano quelli che rendevano True Detective True Detective: non la trama, non la regia, non gli attoroni da premio Oscar, ma gli eccessi.

Secondo alcuni, lo sbaglio più grande di Pizzolatto è stato creare un prodotto troppo di nicchia che non ha avuto lo stesso impatto sul pubblico, rispetto alla prima stagione, proprio perché destinata a un pubblico troppo ristretto e dai gusti particolari. A coloro che sostengono questa teoria io dico: NO! Pizzolatto non ha creato una storia di nicchia ma al contrario si è spinto sul commerciale e sul banale per essere apprezzato più dal grande pubblico (che è stato colpito duramente dalla crudezza delle prima serie, ritenuta non adatta a tutti) e meno dalla critica (che ha adorato tale crudezza). Alla fine il boom degli ascolti li fai grazie al grande pubblico, e non alla critica. Ma forse non è stata una scelta ponderata quella di Pizzolatto ma il risultato di una mancanza di idee. Scrivere la sceneggiatura per una serie TV è una cosa molto difficile, soprattutto se hai poco tempo a disposizione (un anno io lo considero poco tempo). Per la sceneggiatura della prima stagione Pizzolatto può aver avuto a disposizione un tempo molto grande (per quanto ne so potrebbe aver lavorato a quella sceneggiatura per cinque anni o anche più prima che la proponesse a qualcuno) mentre per la seconda ha avuto sicuramente meno tempo. Probabilmente avrà iniziato a lavorare alla sceneggiatura della seconda appena firmato il contratto per la prima, quindi circa un anno. E probabilmente ha anche ricevuto delle direttive dalla HBO riguardo che temi trattare e in che modo (ho notato che la HBO tende ad avere serie con molti protagonisti focalizzata sulle relazione fra personaggi) e il risultato è appunto True Detective 2, una serie non all’altezza della precedente.

Sperando che l’anno prossimo Pizzolatto ci regali una stagione migliore, vi saluto. Ciao!

SEE YOU AMAZING WIZARD…

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3 pensieri su “True Detective 2: recensione di un deluso

  1. Ne ho parlato brevemente anche io nel mio blog, e come te ho parlato della delusione che ho provato. A differenza tua, io sono rimasto deluso anche dalla prima stagione. Tutto troppo lento, e per quanto tecnicamente sia tutto molto curato, le storie sono altrettanto lente e noiose.
    Di questa seconda, l’unica cosa di cui non vedevo l’ora, era di vedere il finale, in modo che finisse. Non mi piace abbandonare le serie a metà, anche se non mi piacciono in modo particolare. Poi per fortuna erano solo otto episodi…

    Piace a 1 persona

    • Già, per fortuna è stata breve. Neanche a me piace lasciare a metà le cose che comincio però una serie da dodici (o addirittura da sedici) episodi non l’avrei retta!

      Però non so… qualcosa mi fa credere che se gli autori avessero avuto a disposizione più tempo (quindi più episodi) probabilmente sarebbe venuto fuori un prodotto migliore. Perché tutto sommato le potenzialità per qualcosa di buono c’erano, ma è tutto così ammucchiato che non si capisce nulla!

      Piace a 1 persona

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