Casinò Royale

Bentornati, cari apprendisti. Chi di voi ha letto lo #IceCreamBookTag saprà che sto stavo leggendo Casinò Royale, di Ian Fleming, il primo epico romanzo con protagonista Sean Connery James Bond. Ne parlavo in termini positivi e infatti mi è piaciuto. Però vorrei parlarne un po’ meglio perché dire soltanto “è bello” non è da me. Io sono quel tipo di persone che per dire “è bello” o “è brutto” impiega dalle duemila alle quattromila parole. Ciò è male, perché scrivere post chilometrici richiede tempo (tempo che non ho) e ruba tempo a chi mi legge (chiedo perdono!). Tuttavia tremila parole permettono un’analisi più accurata di un romanzo/film/fumetto e il mio giudizio sembrerà un po’ meno soggettivo e un po’ più oggettivo. Dopotutto è questo che la gente vuole, no? Cercare di capire se un romanzo/film/fumetto sia di proprio gradimento utilizzando parametri che vadano oltre i gusti personali di chi ha espresso il giudizio. Ad esempio (questa le devo mettere dopo il tag “continua a leggere” perché è per stomaci forti):

O letto Bloody Moon [titolo inventato da me, guai a voi se lo andate a cercare!] è il più belliximo libro che ho mai letto!!!!!!1! parla della storia d’amore fra Jake (un vampiro troppo belliximo KYAAAAH) e Rosalina ed è una storia troppo bellixima ed olcixima. io poi mi ripsecchio tantiximo in rosalina sembrava che stavo leggendo un libro scritto su di me!!!!!! E’ meglio di Tuailait, fidatevi di me!!!1!!e Poi Jake è belliximiximo!!! LO AMO!!! :Q_

♥EddynoSeiTroppoBelliximo96♥

Questa non è una recensione di un romanzo. Se devo essere sincero, faccio fatica a capire cosa sia. LOL! Comunque sì, ci sono blog in cui questa “cosa” è considerata una recensione. E no, ♥EddynoSeiTroppoBelliximo96♥ non è più la benvenuta sull’Isola.

Ma torniamo a James Bond, che è meglio. Come dicevo qualche riga fa, ho letto il primo romanzo della saga e mi è piaciuto. Devo ammettere che non ho letto thriller e spy story scritti negli anni ’60 quindi non posso fare un paragone con gli altri titoli dell’epoca, perciò mi limiterò a parlare di Casinò Royale in termini assoluti (o almeno ci proverò).

Vi linko (cliccando QUI) la pagina relativa a Casinò Royale su Wikipedia nel caso vogliate leggere ulteriori DETTAGLI sul libro e sulla TRAMA perché io ho intenzione di trattarla molto brevemente (e spoilerosamente) accennando solo a ciò di cui ho bisogno.

Tutto il romanzo è incentrato su una partita a baccarà che Bond è stato mandato a giocare dai Servizi Segreti britannici (MI6) in un casinò francese per spennare Le Chiffre, agente del Partito Comunista francese che si è fortemente indebitato (ha perso un sacco di soldi prelevati dalle casse del Partito). Il piano è batterlo e mettere sul lastrico l’intero Partito. Innanzitutto è possibile suddividere la trama in tre sezioni: pre-partita, partita e post-partita.

Anonimo: “Ma dai? Chi l’avrebbe mai detto! Sei un genio, Arcano!

E queste suddivise a loro volta in altre sottosezioni. Io parlerò di ognuna di queste parti utilizzando i COLORI! Yeee! Il VERDE indica una parte che mi è piaciuta, il ROSSO una che non mi è piaciuta e userò il BLU per quelle parti né belle né brutte, diciamo quelle parti “così così”.

PREPARAZIONE. Il romanzo inizia in medias res (subito un punto a favore) e ci viene mostrato Bond nel casinò, qualche giorno prima della partita, che si allena (in realtà lo fa anche per aumentare il proprio budget visto che l’MI6 non gli ha fornito una cifra che ritiene adeguata (soltanto venti milioni di franchi, sono spiccioli)) in vista del grande evento: il partitone con cifre da capogiro organizzata da Le Chiffre in persona per cercare di recuperare tutti i soldi che ha perso. Le Chiffre è un grandissimo giocatore ed è sicuro di poter vincere grazie alla propria abilità. Tramite un flashback lungo un paio di (brevi) capitoli veniamo a sapere il motivo della presenza di James in Francia. Poi ci vengono presentati i suoi colleghi René Mathis (del Servizio Segreto francese) e Vesper Lynd. Mathis lavora per il Deuxième Bureau (che Wikipedia dice sciolto nel 1940, ma va be’) mentre Vesper per l’MI6 come Bond. Durante una delle partite, Bond conosce anche lo statunitense Felix Leiter, agente della CIA, che diventerà un grande amico di Bond e che tornerà in altri romanzi come suo compagno. Vediamo anche Bond iniziare a intrecciare una relazione con Vesper e stringere amicizia con Felix. Tuttavia c’è anche azione in questa parte con un attentato ai danni di Bond: un bella esplosione che distrugge mezza strada.

PARTITA. Arriva finalmente il grande giorno dopo che Bond ha osservato Le Chiffre giocare per giorni per cercare di capire che tipo di giocatore fosse. E mai avrei pensato che una partita a baccarà (QUI le regole del baccarà su Wikipedia) potesse essere così tesa. Certo, trovarsi al tavolo verde a scommettere dieci milioni di franchi è una bella scarica di adrenalina, senza dubbio, ma leggere di un tizio immaginario che scommette soldi immaginari non credevo potesse essere così emozionante. Mi sono ritrovato praticamente incollato al telefono (ho scoperto che il mio telefono legge in modo meraviglioso i .pdf), a voltare una pagina dietro l’altra per scoprire come sarebbe andata a finire. Ed è pure piena di colpi di scena, nulla è scontato: Bond ha meno soldi di Le Chiffre (e a un certo punto li finirà), uno scagnozzo di Le Chiffre minaccerà Bond durante la partita senza che nessuno se ne accorga (lo scagnozzo, che finge di essere zoppo, impugna una sorta di fucile molto sottile camuffato da bastone per camminare). Un’emozione dietro l’altra.

INSEGUIMENTO. Dopo la sconfitta di Le Chiffre (spolier?), Bond e Vesper vanno a mangiare fuori per festeggiare e la donna si comporta in modo strano. Sembra assente, preoccupata, è distratta e quando Bond chiede, lei risponde che la tensione e la stanchezza accumulate in quei giorni le sono cadute addosso di colpo. Si capisce che c’è qualcosa che non va in Vesper ma Bond crede alle sue parole. Verso la fine della cena, giunge un biglietto di Mathis per Vesper e la donna esce dal locale di corsa. Non vedendola tornare, Bond esce a sua volta e vede una borsetta volare fuori da un’auto che sfreccia a tutta velocità fuori dal parcheggio. La borsetta è quella di Vesper. Bond salta in macchina e parte un lungo inseguimento in auto a doppio POV: uno è quello di Bond, l’altro è un generico POV esterno nell’auto di Le Chiffre con i suoi scagnozzi e Vesper rapita (un altro spoiler?). Anche questa scena è una scarica di adrenalina dritta nel cuore.

FACCIA A FACCIA CON LE CHIFFRE. L’inseguimento finisce (non vi dico come per evitare spoiler inutili) con Bond che viene catturato e portato in una villa abbandonata per essere torturato da Le Chiffre. Il malvagio panzone (Le Chiffre, diversamente da come è stato rappresentato nel film del 2006, è molto grasso e non piange sangue) vuole sapere dove 007 abbia nascosto l’assegno ma ovviamente Bond non parla. La scena della tortura è molto simile a quella mostrata nel film. Non ho apprezzato il finale di questa sezione. Bond non riesce a liberarsi da solo né viene liberato da Mathis o Felix ma arriva un sicario della SMERSH (un’organizzazione alle dipendenze del Servizio Segreto russo con il compito di uccidere i traditori del Partito) che uccide Le Chiffre e i suoi scagnozzi. Poi va da Bond, lo riconosce ma non lo uccide perché non ha ricevuto l’ordine di farlo e se ne va, lasciandolo lì. Non l’ho apprezzato perché la SMERSH compare nel romanzo all’improvviso senza essere mai stata nominata prima e salva la vita a Bond nonostante Bond sia loro nemico dichiarato. Forse da un certo punto di vista ha senso (il sicario era stato mandato a uccidere Le Chiffre e l’ha fatto) però mi è sembrato comunque un po’ forzato.

OSPEDALE. Dopo la tortura, Bond viene ritrovato da Mathis e portato in ospedale. Guarisce e mentre è là viene informato dal suo salvatore di tutti gli sviluppi del caso: hanno scoperto solo il giorno dopo della sparizione di Bond e l’hanno cercato in lungo e in largo prima di trovarlo, Le Chiffre è stato trovato ammazzato come i suoi scanozzi, Vesper è salva e incredibilmente illesa, M (il direttore dei Servizi Segreti britannici) ha chiamato per avere notizie sulla salute di Bond e congratularsi con lui di persona (peccato che Bond era privo di coscienza in quel momento) e nessuno è ancora riuscito a trovare l’assegno con la vincita di Bond al casinò (che Bond rivelerà a Mathis ma io non rivelerò al lettore). Questa parte costituisce, per me, il vero epilogo del romanzo. Viene chiarito tutto (o quasi) e c’è il lieto fine (i testicoli di Bond funzionano!). Per me questo è il giusto finale.

VILLEGGIATURA. Questa è la parte peggiore del romanzo perché quasi totalmente inutile ma soprattutto lunghissima. Dopo essersi ripreso, Bond si prende un periodo di vacanza con il beneplacito di M e, insieme a Vesper, va a stare in un bungalow in riva al mare per qualche settimana. James è innamorato di Vesper ma la donna è sempre così distratta e sembra soffrire di manie di persecuzione (è convinta che ci sia qualcuno che li segue). La loro love story dura tipo quaranta pagine (!!!) nelle quali vediamo Vesper costantemente preoccupata e Bond che non gliene frega nulla. Anzi Bond è infastidito che Vesper non gli dia le giuste attenzioni. In queste pagine Bond sogna spesso di violentare Vesper e le scene di sesso sembrano quasi uno stupro. Alla fine (metto il testo in bianco perché è troppo SPOILER, evidenziatelo pure se volete, cercatelo. Chissà se qualcuno di voi riuscirà a trovarlo (cit.)) Vesper si ammazza con i sonniferi lasciando una lettera a Bond nella quale spiega tutto. Lei è sposata con un agente segreto catturato dal nemico e ha stretto un accordo con i russi: lei tradirà l’MI6 (lo ha fatto e sta continuando a farlo da tempo) e in cambio il marito non verrà ucciso e manderà ogni mese una lettera a Vesper per farle sapere che sta bene. Se lei dovesse venire meno ai patti, il marito verrà ucciso. Tuttavia Vesper si è innamorata di Bond e non gli importa più nulla del marito. Per questo i russi hanno mandato un agente a ucciderla e questi l’ha trovata (si capisce quindi che Vesper non soffre di manie di persecuzione ma ha realmente riconosciuto un agente russo) e per paura che uccidano anche Bond si è ammazzata da sola. La storia di Vesper mi è piaciuta (in larga parte) tuttavia tutti i di lei problemi sono stati snobbati da Bond che non è riuscito a capire un accidente di Vesper fino alla fine. Sì, Bond è egocentrico ed egoista, ma non è questo il punto (può piacere o meno ma è un personaggio coerente con sé stesso, quindi ben costruito). Potrei essere pignolo e sottolineare che essendo Bond un agente segreto altamente specializzato avrebbe dovuto accorgersi dei problemi d Vesper, ma non lo farò. Ciò che non mi è piaciuto è la storia d’amore forzatissima fra Vesper, una donna sposata e innamorata al punto da tradire il proprio Paese e rischiare la vita (i traditori non fanno una bella fine in nessuno Stato), e Bond, un uomo che da tempo ha smesso di credere nell’amore (ci viene detto nella prima parte del romanzo). Si conoscono e nel giro di una settimana (di cui Bond ne ha passata metà incosciente in un letto d’ospedale) sono innamorati folli. Bond parla di matrimonio e lei addirittura di avere figli insieme. Che esagerazione!

Che altro potrei dire? La SCRITTURA è buona. La semplicità è l’asso nella manica di Ian che non cerca mai di stupire il lettore con costruzioni di frasi assurde e con parole che neanche il Vocabolario Treccani Online conosce. Questo, secondo me, è un buon modo di scrivere perché è diretto e trasmette esattamente ciò che l’autore vuole trasmettere. A volte mi è capitato di leggere romanzi dove l’autore si è sforzato di usare parole complicate (e dimenticate dall’umana specie) con il risultato che ho dovuto leggerlo con il vocabolario affianco come se fosse scritto in un’altra lingua. Ma non era questione di italiano aulico (tipo quello di Dante nel Paradiso della Divina Commedia) ma proprio dell’uso di parole eccessivamente complicate al posto di parole ben più semplici e di uso comune, tipo “vestimento” al posto di “maglietta” e cose di questo genere.

Reazione che l’Autore si aspetta dal lettore: “Che linguaggio complesso! Che Cultura che ha l’Autore! Questa è vera Letteratura! Bello e magnifico!”

Vera reazione del lettore: “Ma che è sta merda? Ma che s’è fumato l’Autore prima di scriverlo? È illeggibile, cazzo! È buono solo per accenderci il camino.”

Un’altra cosa che ho apprezzato sono le parole francesi sparse qui e lì nel romanzo. Essendo il romanzo ambiento in Francia è un tocco di realismo che mi è davvero piaciuto, anche perché è una cosa che non tutti pensano a fare (tipo l’Autore citato qualche riga sopra). L’unica pecca: io non capisco il francese!

Il POV, in terza persona, è quello di Bond nella maggior parte del libro anche se in alcuni punti segue Le Chiffre e i suoi scagnozzi (succede, ad esempio, durante l’inseguimento in auto). Una cosa che non mi garba (ma non credo sia un errore) è il Bond che parla per bocca del narratore. Un esempio:

[Vesper è appena stata rapita dagli uomini di Le Chiffre e Bond è si è lanciato all’inseguimento] Stava succedendo proprio quello che lui aveva temuto. Queste stupide donne che credono di poter fare un lavoro da uomini! Perché diavolo non rimangono tra le loro padelle, e i loro vestiti e i loro pettegolezzi, senza impicciarsi dei compiti che solo gli uomini possono portare a termine? Doveva capitargli anche questa, proprio quando la missione stava per concludersi felicemente! Vesper che si faceva prendere in una trappola vecchia come il mondo, e che forse sarebbe stata usata come base per un riscatto, come succede a quelle maledette eroine dei romanzi a fumetti, puttana imbecille! 

Questo è il narratore che parla ma è palesemente ciò che sta pensando Bond in quel momento. Questo espediente dovrebbe aiutare il lettore a immedesimarsi nel personaggio ma a me non piace che il narratore si unisca troppo con il personaggio POV che segue. Nella mia mente, il narratore è un elemento imparziale e neutrale che si limita a esporre i fatti per quello che sono. Se fosse stato raccontato in prima persona non avrei avuto problemi (è appunto questo il bello delle narrazioni in prima persona) ma in terza persona mi fa un po’ strano “entrare” nella testa di Bond senza accorgermene. Ecco, questa (il limite di un narratore) è una cosa di cui vorrei parlare in un articolo apposito (che probabilmente non farò mai, ma va be’) perché non mi va di allungare ulteriormente il post non c’entra un cavolo con la recensione.

C’è INFODUMP, ahimè, anche se mi sembra si limiti alla prima parte del romanzo (abbiate pazienza, la mia memoria non è più quella di una volta). L’infodump è una cosa che nella maggior parte in tutti i manuali di scrittura si consiglia di togliere perché appesantisce un testo. A volte è una male necessario perché serve ad introdurre informazioni riguardo un evento o una persona, ma generalmente se può essere tolto va tolto senza pensarci due volte. Ad esempio, due paragrafi di spiegazione del perché una gilda di ladri abbia un determinato nome senza che ciò abbia rilevanza sulla trama devono essere tolti. Faccio un esempio prendendo un passaggio da Casinò Royale:

[Il narratore riguardo al passato di Royal-les-Eaux] Royal-les-Eaux, situata nei pressi della foce della Somme, prima che la costa si elevi dalle spiagge piatte della Piccardia del sud ai dirupi della Bretagna che corrono fino a Le Havre, aveva subito gli stessi alti e bassi di Trouville. Anche Royal (senza les-Eaux) era nata come modesto villaggio di pescatori, e la sua notorietà come stazione climatica alla moda durante il Secondo Impero aveva avuto la stessa breve durata di quella di Trouville. Come Deauville era riuscita a detronizzare Trouville, così, dopo un lungo periodo di declino, Le Touquet l’aveva spuntata su Royal. All’inizio del secolo, quando le cose si mettevano male per la cittadina, e quando era di moda unire il divertimento a una “cura”, nelle colline dei dintorni di Royal si scoprirono fonti di acqua alcalina eccellenti per i disturbi di fegato. Siccome tutti i francesi soffrono di disturbi di fegato, Royal si trasformò rapidamente in Royal-les-Eaux e le sue acque, imbottigliate acconciamente, si inserirono in coda alla lista delle acque minerali servite negli alberghi o nei vagoni-ristoranti. L’acqua curativa non resistette a lungo al potente cartello della Vichy, Perrier e Vittel; parecchia gente perse una fortuna considerevole e alla fine la vendita dell’acqua si restrinse alle regioni circonvicine. Royal si dovette accontentare degli introiti forniti da qualche villeggiante estivo, francese o inglese, e dai pochi giocatori d’azzardo che preferivano il Casinò di Royal a quello di Le Touquet. Ma nello stile barocco del Casinò era rimasto qualcosa dell’antico splendore, che ricordava il fasto e il lusso dell’epoca vittoriana. Nel 1950, Royal colpì la fantasia di un gruppo di finanzieri parigini. Brighton è risorto dopo la guerra, e così pure Nizza. La nostalgia della belle époque può diventare una fonte di guadagni insperati. Il Casinò fu ridipinto nel colore originale, bianco e oro; le sale furono decorate in grigio pallidissimo e rosso vivo, con enormi lampadari di cristallo, i giardini furono risistemati e le fontane ricominciarono a zampillare; i due alberghi principali, lo Splendide e l’Hermitage, furono abbelliti e rimodernati. Anche la cittadina e il vecchio porto si sforzarono di adeguarsi alla nuova situazione, e i viali principali riacquistarono l’antico splendore grazie ai negozi dei grandi gioiellieri e delle sartorie parigine che, attratti dalle facilitazioni economiche e dalle molte promesse, si erano lasciati convincere a partecipare alla breve saison di Royal. La società di Mohammed Alì fiutò l’affare e promise di intervenire per animare il gioco, e finalmente la Société des Bains de Mer di Royal ebbe la netta sensazione che Le Touquet avrebbe restituito almeno una parte del tesoro di cui per anni aveva privato la sua rivale.

Sinceramente non mi interessava sapere il passato di Royal-les-Eaux (né è utile al lettore saperlo) ma Ian Fleming ce l’ha messo lo stesso. Siccome non conosco le abitudini letterarie degli anni ’50 (magari in quel periodo l’infodump era apprezzato, che ne so) non posso infierire troppo. Tuttavia l’infodump c’è e le segnalo, come segnalo che mi sembra (ripeto, mi sembra) si limiti alla prima parte (ma probabilmente mi sbaglio). Invece volevo segnalare un modo elegante usato da Ian per evitare di fare un infodump smodato: Ian racconta in un flashback tutto ciò che c’è da sapere su Le Chiffre (che è davvero un sacco di roba) attraverso una lettere inviata dall’intelligence e letta ad alta voce da M a Bond. Sapendo che la lettura della lettera sarebbe stata lunga e a tratti noiosa (non lo nascondo, leggere un capitolo sano stile Wikipedia sulla vita di Le Chiffre  di tutto ciò che ha fatto dal momento in cui è nato è noioso), Ian spezza la narrazione con i commenti sarcastici di M, che secondo me è un’ottima trovata.

[Commento estemporaneo: ho riletto l’inizio della parte sul passato di Royal-les-Eaux che ho citato e, accidenti, ma quanto assomiglia all’inizio dei Promessi Sposi?]

Ora vorrei soffermarmi anche su altri aspetti (la recensione non finirà mai, sappiatelo!). Tipo il personaggio di JAMES BOND. La versione cinematografica è assai diversa da quella letteraria ma entrambe sanno essere affascinanti a modo loro. Il James Bond cinematografico è elegante, simpatico, ironico e rubacuori mentre quello letterario è maschilista, egoista, duro e freddo, un vero agente segreto forgiato nel fuoco e nel sangue. Mi voglio soffermare su questa cosa non per sottolineare le differenze apportate dagli autori degli adattamenti per il cinema ma perché il personaggio di James Bond è autobiografico. E questo è, secondo me, un ottimo modo per conoscere Ian Fleming attraverso i suoi romanzi. E scopriamo che era maschilista. Molto maschilista. Ad esempio, verso l’inizio del romanzo, quando Bond è già in Francia da un pezzo, l’agente segreto britannico è in compagnia del suo contatto Mathis e quest’ultimo gli dirà che l’MI6 ha mandato un altro agente ad aiutarlo e quando Bond scopre che si tratta di una donna (Vesper Lynd) inizia a bestemmiare perché ritiene che le donne siano inutili e vadano bene solo per essere portate a letto. E non si ferma di certo a questo episodio! Bond la maltratta quando lei prova a far conversazione il giorno prima della partita (le donne sono troppo stupide per capire la tensione), la insulta quando nel casinò lo scagnozzo di Le Chiffre gli punta l’arma contro la schiena e lei è distratta perché chiacchiera con Mathis distraendo anche lui (le donne sono solo una fonte di distrazione), la insulta quando si fa rapire con il trucchetto del biglietto (un uomo non ci sarebbe mai cascato), la insulta durante tutto l’inseguimento in macchina perché per colpa sua (perché e donna, quindi inutile) la missione è compromessa e Bond continua con gli insulti per circa tutto il romanzo. Sinceramente a me il politically correct non piace e ho apprezzato vedere un protagonista maschilista perché fuori dagli schemi, però questi sono gusti personali.

Un’altra cosa che vorrei segnalare sono i DIALOGHI. Più che il contenuto o la forma dei dialoghi (che non sono nulla di eccezionale, sono nella norma), vorrei segnalare che Bond è praticamente muto, non parla mai. Avrà sì e no una decina di battute “lunghe” durante l’intero romanzo e quasi tutte nella parte finale. E le poche volte che Bond apre bocca, le sue battute sono sempre raccontate (“mostrare, non raccontare” è il Primo Comandamento dello Scrittore). Ad esempio, non troverete quasi mai scritto:

«Volete ordinare?» chiese il cameriere.

«Per me un Martini Dry» rispose Bond.

«Un Long Island per me» disse Mathis.

Quando il cameriere se ne fu andato, Bond continuò, rivolto a Mathis: «Di cosa volevi parlarmi?»

«Oggi arriverà un agente segreto» disse Mathis «direttamente da Londra.»

ma troverete sempre questo:

Arrivò il cameriere e Bond ordinò un Martini Dry. Poi riprese la conversazione con Mathis.

«Oggi arriverà un agente segreto» disse Mathis «direttamente da Londra.»

Io non sono uno fissato con la regola del “mostrare, non raccontare” né sono uno di quelli che chiude un libro se non è scritto in modo impeccabile, però non capisco perché i dialoghi delle altre persone siano mostrati (bene) mentre quelli di Bond raccontati (male). Io volevo sentire la voce di Bond (anche perché aspettavo i suoi commenti ironici) e invece Ian non mi ha accontentato. Ian, sei brutto e cattivo!

È ora di tirare le somme. Tutto sommato Casinò Royale è un bel romanzo e si lascia leggere con piacere, in certi punti ti tiene incollato alle pagine, in altri un po’ meno, ma è normale trovare alti e bassi in un romanzo. Leggendo questo primo libro delle avventure di James Bond si capisce subito perché abbia avuto (e continua ad avere) tutto il successo che ha. Voto: 8/10. Lo consiglio a tutti (però io sono di parte quando si tratta di James Bond, lo ammetto).

SEE YOU AMAZING WIZARD…

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6 pensieri su “Casinò Royale

  1. Spero che con ♥EddynoSeiTroppoBelliximo96♥ non ti stessi riferendo a me xD Casinò Royale mi manca, però molte cose che dici che non ti piacciono a me invece sì. Preferisco il narratore in terza focalizzato sul personaggio, quindi con anche i pensieri del personaggio espressi in quel modo, alla prima persona. Per l’infodumb (ho appena imparato una cosa nuova, ovvero come si chiama questo stile, sono d’accordo, non piace neanche a me. Io amo Notre Dame ma è pieno di capitoli del genere (capitoli, non scene.o frammenti) ma, essendo,appunto, capitoli si sa dove iniziano e si sa dove finiscono.
    Bella recensione 🙂

    Piace a 1 persona

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