Le Cronache del Cavaliere Scemo (X)

Bentornati, cari apprendisti.

Ma vi rendete conto che ho pubblicato la parte IX di questa incredibile serie il 22 agosto 2015? Sono passati cinque mesi! Io a momenti neanche mi ricordo più i nomi dei personaggi! Ma, non abbiate timore, ho già trovato un modo per rimediare a un simile affronto, a questa incredibile mancanza di rispetto nei confronti del Lettore. In che modo, vi starete chiedendo? Regalandovi banconote di piccolo taglio non segnate Pubblicando la parte X, l’epico Gran Finale! Tremila parole di puro godimento, sparate dritte in vena, che vi porteranno verso il tanto agognato finale! Pronti per questa esperienza di pre-morte gioia infinita? ^_^

Avevamo lasciato uno Spark allibito davanti a una Neese apparsa dal nulla, rimembrate tutti? Bene. Come sarà, dunque, l’attesissima riunione di questa coppia divisa dall’avverso Destino? Cosa si diranno mai questi due giovani sventurati? Un bel niente, perché Neese è solo un’illusione. Incredibile Colpo di Scena! Ma aspettate! Facciamo un passo indietro e fatemi cominciare dall’inizio.

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Hunger Games: capitolo 21 (smontato) – parte 2/2

Bentornati, cari apprendisti. Dopo aver analizzato la prima parte del capitolo 21, in cui abbiamo visto Katniss pensare, fare cose e poi pensare ancora (in realtà noi ci siamo soffermati io mi sono soffermato sul modo in cui Suzanne Collins ha scritto tali scene), ci volgiamo ora verso la seconda parte del capitolo, quella in cui vedremo Katniss prendere schiaffi a destra e a manca (e soprattutto il modo in cui Collins lo scrive). Esatto, perché in questo capitolo c’è AZIONE! C’è Sylvester Stallone con un mitragliatore M60! C’è Jason Statham alla guida di una Audi A8! C’è Arnold Schwarzenegger con un paio di Gargoyles ANSI Classic! No, non è vero, non c’è nessuno di loro a movimentare le scene (purtroppo). Però vedere Katniss presa a calci dà sempre una bella sensazione, non trovate?

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Hunger Games: capitolo 21 (smontato) – parte 1/2

Bentornati, cari apprendisti. Mentre scrivevo la recensione sulla trilogia di Hunger Games (ricordo che nella scorsa recensione (che potete leggere QUI) ho parlato solo del primo romanzo), mi sono accorto che è impensabile evitare di fare un confronto tra Hunger Games e Battle Royale, viste la somiglianze tra le due opere. Ma è sorto un problema: io non ho mai letto Battle Royale. E questo è un problema non da poco. Ho dovuto, dunque, mettere “in pausa” la recensione e non potrò riprenderla finché non avrò letto Battle Royale. In realtà ho letto il manga tratto dal romanzo (che molti dicono essere assai fedele, anche perché è stato scritto a quattro mani con Takami, l’autore del romanzo) e non è affatto difficile reperire in streaming il film, ma per fare un confronto onesto devo proprio leggere il romanzo. Che non riesco a trovare, altro problema. C’est la vie. ^_^

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Prefazione (Apologia)

Bentornati, cari apprendisti. Come sapete è mia intenzione pubblicare non una ma ben TRE recensioni sul mondo di Hunger Games. Dopo aver fatto la prima, quella sul primo romanzo (che potete trovare QUI), ho iniziato a scrivere la seconda, quella sull’intera trilogia. Tuttavia mi son dovuto fermare per un motivo che ho già spiegato, ma che voi non avete ancora letto perché l’articolo in cui lo spiego verrà pubblicato dopo di questo. Lo so che è una cosa scema, i miei neuroni sfasati mi spingono a fare genialate del genere.

Dopo aver messo da parte la seconda recensione (ma è solo una cosa momentanea) sono passato a scrivere la terza, ovvero quella in cui analizzo lo stile della Collins commentando un capitolo tratto da Hunger Games. E mi sono dovuto fermare un’altra volta. In questo caso mi son fermato perché mi ero lanciato in un lungo monologo, dai toni personali e apologetici, sul perché avessi voluto fare un’analisi della scrittura della Collins. La mia prima intenzione era quella di lasciare il discorso per intero nell’articolo, tuttavia mi sono reso conto che lasciarlo lì in mezzo gli avrebbe fatto perdere efficacia. Infatti, se fosse contenuto solamente nell’articolo dedicato alla scrittura di Hunger Games, un ipotetico lettore che non abbia letto quello specifico articolo non saprebbe mai il contenuto del discorso, che io reputo importante, e ciò mi avrebbe costretto a ripeterlo, sempre uguale, ad ogni nuovo articolo sulla scrittura.

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Gantz

Bentornati, cari apprendisti. Quando si parla di fumetti la prima cosa che vi viene in mente è la violenza, ma, fidatevi, non è colpa vostra. I media accusano continuamente i manga di ispirare comportamenti violenti nei ragazzi, di corrompere le loro fragili menti e, guarda caso, tutti gli psicopatici americani che fanno stragi immotivate nelle scuole hanno in casa i terribili manga (o almeno questo è quello che ci dicono i telegiornali). Ma non ho intenzione di soffermarmi su questo tipo di manipolazione dell’informazione (anche perché, a meno che voi non siate spettatori abituali di Uomini e Donne, saprete che i fumetti non inneggiano alla violenza e i media raccontano solo balle) perché ho una recensione da fare.

Ma torniamo all’argomento principale (è incredibile quanto io tenda a divagare (ma soprattutto è incredibile quanto io sia scemo ché lascio le divagazioni anziché cancellarle (non è vero, molte le cancello; lascio solo quelle che sembrano avere senso e/o contengono argomenti interessanti))), ovvero la violenza. Come dicevo, quando pensate ai fumetti vi viene in mente la violenza. Molti manga (di quelli parlo, perché io leggo soprattutto fumetti giapponesi) usano la violenza con il preciso scopo di scioccare il lettore (altri nella speranza che la violenza aumenti il numero di potenziali lettori/acquirenti, ma non ragioniam di lor (cit.)). Un esempio è il celeberrimo Berserk, di Kentaro Miura. Berserk è appunto famoso per le scene truculenti, per la violenza psicologica subita dai personaggi, per le scene di nudo integrale e di sesso. È un fumetto pieno di contenuti “forti” sotto molti aspetti. Molti lettori occidentali lo hanno preso come modello di manga splatter, complici i disegni ben realizzati, la trama coinvolgente e le ambientazioni affascinanti. Ma loro ancora non conoscevano Gantz

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